C'è una storia dietro ogni ruga

C'è una storia dietro ogni ruga

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Il 5 ottobre è partita da Roma, dalla galleria Alberto Sordi, la mostra “Più la vita ti segna, più valore ha”. L'iniziativa, organizzata da Daiichi Sankyo Italia, dando voce alle storie e ai volti degli anziani, vuole porre l'accento sul "valore" dell'età

“Nel 1937, la famiglia di mia madre lasciò la vecchia casa per trasferirsi nella nuova. Nel giro di due anni, la bella situazione precipitò. Mio nonno si ammalo e morì appena prima che scoppiasse la Seconda Guerra Mondiale. Mia nonna e sua sorella si trovarono da sole ad affrontare quegli anni terribili, con due adolescenti maschi che furono anche tenuti prigionieri dai tedeschi e una bambina di nemmeno 10 anni, mia mamma. Sono ancora meravigliato dallo spirito con cui nonna Lina e zia Ida affrontarono quel periodo terribile che riuscirono a raccontarmi sempre col sorriso. Arricchito dal reticolo di rughe che mi manca da morire”.

“Mia madre Raffaella era ancora molto giovane quando ebbe me e, due anni dopo, mia sorella. I miei nonni sia materni che paterni abitavano troppo lontano per darle una mano. così, a malincuore, abbandonò gli studi universitari per dedicarsi a noi. Il suo desiderio però di laurearsi non è mai scomparso. Quando io e mia sorella diventammo sufficientemente grandi mia madre si  iscrisse di nuovo all’università. Fu un periodo un po’ strano ma bellissimo. Alla mattina mentre mio padre andava a lavorare noi andavamo a scuola o all’università e al pomeriggio studiavamo tutti insieme sul tavolo in salotto. Ognuno con il naso sopra il proprio libro. Adesso, ogni volta che guardo mia madre e vedo quella sua ruga sulla fronte quando si concentra, mi ricordo di quando era seduta davanti a me a studiare i suoi appunti”.

Quelle appena citate sono due delle venti storie che rappresentano, insieme alle foto scattate da Valentina De Santis, il cuore della una mostra audiovisiva interattiva “Più la vita ti segna, più valore ha”, organizzata da Daiichi Sankyo Italia. La mostra itinerante ha fatto tappa sabato 5 ottobre a Roma, nella Galleria Alberto Sordi. Nelle prossime settimane toccherà Milano e Napoli. 

È il presidente e amministratore delegato dell’azienda Massimo Grandi a spiegare la genesi dell’iniziativa. 

«Come Daiichi Sankyo abbiamo deciso di sensibilizzare l’attenzione sull’anziano», spiega. «La mostra nasce da un contest lanciato su Facebook, attraverso la pagina Cura il tuo cuore, dove gli anziani e parenti degli anziani hanno lasciato molte storie affascinanti». 

Gli anziani, il futuro

Massimo Grandi, presidente e amministratore delegato di Daiichi Sankyo Italia, racconta come e perché è nata la mostra “Più la vita ti segna, più valore ha”.

«Perché abbiano deciso di farlo?», continua Grandi. «Perché gli anziani sono una realtà. In Italia abbiamo 150 anziani per 100 giovani e dobbiamo essere molto orgogliosi di questa cosa, perché essere anziani con un’età media che arriva a 83 anni - siamo secondi solo al Giappone - è frutto di due cose: di un sistema sanitario pubblico che funziona molto bene e sinergizza con una ricerca scientifica e farmacologica che offre farmaci, come stiamo facendo noi, spesso costruiti per l’anziano. Però c’è anche molto da fare. Perché la vera sfida non è raggiungere gli 83-84 anni; la parola magica è anziano attivo. Quindi il nostro sforzo non è semplicemente dare all’anziano un farmaco, ma capire se quell’anziano è attivo, cosa ha fatto nell’ultima settimana, se ancora lavora, se ha fatto volontariato, se fa attività fisica». 

Da qui l’iniziativa associata alla mostra: offrire ai visitatori, al termine del tour, uno screening per la fibrillazione atriale, aritmia cardiaca che aumenta drasticamente il rischio di incorrere in un ictus. Quest’ultimo rappresenta la terza causa di morte, ma  la prima causa di invalidità. 

Lo screening, che a fine giornata ha coinvolto più di cento persone, non è per niente invasivo: è sufficiente impugnare nelle mani un dispositivo simile a una bacchetta metallica. Impugnandola come se fosse il manubrio bici, il dispositivo registra un tracciato elettrocardiografico a una derivazione e riconosce se c’è un’aritmia, come la fibrillazione atriale. Un’informazione preziosa per avviare un trattamento in grado di prevenire gli effetti nefasti dell’aritmia. 

E per contribuire a garantire una vita in salute e attiva. 

«Spesso pensiamo agli anziani come a persone legate al passato», conclude Grandi. «C’è da chiedersi se gli anziani non rappresentino invece il futuro. Io penso che possano rappresentare il futuro perché portano la saggezza della storia, dell’esperienza, della cultura e dei valori di cui i nostri giovani hanno molto bisogno».

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