La rivincita del Sud. Un miliardo di farmaci prodotti in Puglia esportati in tutto il mondo

In collaborazione con

Merck

La rivincita del Sud. Un miliardo di farmaci prodotti in Puglia esportati in tutto il mondo

Lo stabilimento Merck di Modugno-Bari era nato a inizio anni Novanta per produrre liofilizzati destinati al mercato nazionale. In 25 anni tutto è cambiato. Oggi è un modello di tecnologia e passa da lì più del 5% dell'export farmaceutico italiano.

In questo momento in Uganda una coppia sta stringendo il proprio bambino che è riuscito a concepire grazie a un farmaco prodotto alle porte di Bari, a Modugno. Dallo stesso stabilimento arriva il medicinale con cui un paziente finlandese sta tenendo a bada la sclerosi multipla. E sempre dallo stesso sito produttivo pugliese arrivano medicinali che in qualche modo stanno contribuendo alla salute di persone che vivono in 150 Paesi del mondo. 

Meraviglie del mercato globale, ma soprattutto eccellenze che non ci si aspetta di trovare nel Mezzogiorno, almeno a dar retta ai luoghi comuni.

Lo stabilimento è di proprietà del colosso farmaceutico tedesco Merck. 

«Era nato esattamente 25 anni fa», racconta Antonio Messina, a capo del business biofarmaceutico di Merck in Italia. «Inizialmente era uno stabilimento pensato per la produzione di farmaci destinati al mercato nazionale, in particolare dei liofilizzati iniettabili. Poi, fortunatamente, è stato utilizzato per la produzione di medicinali destinati ai Paesi che di volta in volta venivano aperti commercialmente nel mondo e da lì la storia non si è più fermata ed è stata una continua evoluzione».

Così, passo dopo passo, lo stabilimento di Modugno-Bari è diventato un’eccellenza produttiva globale. 

«Quello di Modugno-Bari - ci spiega il direttore dello stabilimento, Andrea D’Amato - è uno stabilimento che produce farmaci iniettabili in ambito biotecnologico: medicinali per patologie neurologiche, endocrinologiche, per l’infertilità di coppia e presto, speriamo, anche medicinali immuno-oncologici. È definito uno stabilimento “fill & finish”, vale a dire che riceviamo la materia prima, formuliamo, riempiamo il farmaco, facciamo l’ispezione, lo confezioniamo e poi lo distribuiamo in più di cento Paesi in tutto il mondo».

Un modello di industria 4.0

Andrea D'Amato, direttore dello stabilimento di Modugno-Bari

Miglioramento continuo

Arrivare a questo traguardo, però, non è stato semplice e sono stati necessari anni di lavoro e investimenti. 

Negli ultimi dieci anni, l’impianto è stato oggetto di diversi importanti interventi di ampliamento e potenziamento che lo hanno trasformato da stabilimento periferico a  realtà strategica per il gruppo tedesco che qui produce un’alta percentuale dei farmaci biotecnologici. 

L’ultimo risale al 2014, quando l’azienda ha investito circa 50 milioni di euro per la realizzazione di una linea di produzione sotto isolatore completamente automatizzata, per potenziare il magazzino e realizzare una nuova area di ispezione visiva (sperlatura) dei farmaci con macchine altamente innovative.

Come si garantisce la qualità

L’isolatore è un sistema chiuso che permette di produrre farmaci iniettabili in condizioni di asepsi, vale a dire in totale assenza di agenti potenzialmente infettivi. Permette il continuo e ininterrotto isolamento dall’ambiente circostante. In tal modo si garantisce la purezza del prodotto.

L’investimento è stato supportato dalla Regione Puglia con un contributo finanziario pari a circa 10 milioni di euro attraverso un Contratto di Programma.

«Gli ultimi investimenti - racconta D’Amato - ci hanno permesso di implementare sistemi di controllo completamente integrati in una infrastruttura di automazione. Questo ci permette ora di avere dei sistemi che sono perfettamente connettibili a sistemi di gestione, di pianificazione e di elaborazione dati e Bari sta diventando un modello per l’industria 4.0. L’industria 4.0 significa avere sistemi che ci permettono di comprendere le performance delle nostre macchine, poterle predire in maniera accurata e prendere le decisioni corrette».

Consolidamento e rilancio

I miglioramenti, però, non si sono fermati qui. Nei giorni scorsi, nel corso delle celebrazioni del venticinquesimo anniversario dello stabilimento, l’azienda ha annunciato un nuovo investimento di circa 35 milioni di euro per una nuova linea di produzione di medicinali. 

La nuova linea di produzione, che andrà a sostituire quella già esistente, consentirà il riempimento di farmaci iniettabili sotto isolatore e sarà equipaggiata con sistemi innovativi capaci di automatizzare completamente il processo, permettendo di incrementare sempre più gli standard di qualità. A corredo della linea verrà installata anche una nuova area per la formulazione e la preparazione dei materiali.

Per l’occasione era presente anche Stefan Oschmann, chairman of executive board e CEO di Merck nonché presidente dell’EFPIA, l’associazione delle aziende farmaceutiche europee. 

"Dal mio punto di vista, in Europa, l’Italia sta mettendo in atto le politiche più innovative nell’ambito della Sanità. Il Governo sta lavorando molto in questo senso. E noi consideriamo ciò in maniera molto positiva”

Stefan Oschmann, chairman of executive board e CEO di Merck

«Con questo investimento stiamo contribuendo a garantire farmaci che migliorano la qualità di vita delle persone in tutto il mondo. E siamo orgogliosi di rafforzare ulteriormente la posizione dell'Italia come uno dei più importanti centri di produzione farmaceutica d’Europa», ha detto Oschmann, il quale ha anticipato che Bari potrebbe giocare un ruolo di primo piano nell’espansione del business biofarmaceutico dell’azienda, in particolare per quel che concerne la realizzazione di farmaci immuno-oncologici.

«Si tratta di un’investimento molto importante», ha chiarito Antonio Messina. «Non solo perché stabilizza il futuro del nostro stabilimento qui a Modugno-Bari, ma perché ci dà l’opportunità di portare nuove linee di produzione. E con nuove linee di produzione potremo aumentare la nostra quota di export che è già altissima».

Lo stabilimento di Modugno-Bari, infatti, con 1,12 miliardi di euro nel 2016 ha contribuito da solo per il 5,3% all’export farmaceutico italiano.

Un investimento che ci proietta nel futuro

Antonio Messina, a capo del business biofarmaceutico di Merck in Italia

Global Puglia

La storia dello stabilimento di Modugno-Bari, però, non sarebbe completa senza citare il profondo legame con il territorio.

Quando nel 1992 si scelse «l‘Italia e Bari come sede per un sito di produzione - ricorda Antonio Messina - non vi era solo l‘importante radicamento dell‘azienda [allora la svizzera Serono acquisita nel 2007 da Merck, n.d.r] nel nostro Paese». Fu fatta un’attenta valutazione logistica, perciò lo stabilimento è sorto in un’area strategia vicino alle principali arterie di comunicazione stradale, ferroviaria e aeree.

Ma, soprattutto, si valutò il valore aggiunto rappresentato da un forte network universitario locale specializzato in chimica, biologia e farmacia. 

«La fruttuosa collaborazione con le Università di Bari, Foggia, Lecce e con il Politecnico di Bari, ci hanno consentito di attingere a un ricco serbatoio di talenti del territorio», dice ancora Messina. «Così oggi l’82% dei dipendenti di questo stabilimento proviene da Bari e provincia e un ulteriore 8% da altre aree della Puglia».

«Di questo vi siamo grati», ha detto il presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano. «Noi sappiamo quanto impegno questa azienda sta mettendo in questo fabbrica, sappiamo quanta passione. E sappiamo quanti giovani pugliesi avete trattenuto qui anziché farli andare via per il mondo, vicino alle loro famiglie, ai luoghi che amano, ma continuando a incrementare la loro professionalità come se fossero in un centro avanzatissimo».

Oggi a Modugno lavorano circa 250 persone, «manodopera di prima qualità: scienziati, manager di primo livello che possono lavorare a pochi chilometri da casa», dice ancora Emiliano che promette il massimo sostegno all’azienda che per il nuovo investimento ha presentato alla Regione Puglia la richiesta di ammissibilità ai fondi di finanziamento regionali attraverso un Contratto di Programma. «Noi non dimentichiamo che la Merck ha collaborato con noi per far uscire la Puglia dalla questione meridionale. Ecco perché cercheremo di dare tutta la nostra energia per lo sviluppo di questa azienda e di altre che vorranno venire in Puglia a investire».

Un freno alla fuga dei cervelli

Michele Emiliano, presidente della Regione Puglia