I papà raccontano la forza e l’amore delle coppie che cercano un bambino

I papà raccontano la forza e l’amore delle coppie che cercano un bambino

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In occasione della European Fertility Week Merck affida alle voci dei papà il racconto del viaggio verso la genitorialità delle coppie che intraprendono un percorso di procreazione medicalmente assistita

Provare e provare ancora e poi ancora. Per mesi, a volte anni, senza alcun risultato. E poi i primi sospetti, i sensi di colpa, lo spaesamento. Fino a trovare il coraggio di ammettere che c’è un problema e di affidarsi alle cure di un medico. 

Cominciano così migliaia di storie di coppie che non riescono ad avere un figlio. 

Quasi 80 mila ogni anno in Italia che si rivolgono ai centri di procreazione mediamente assistita. E iniziano un percorso che il più delle volte è lungo, costellato di fallimenti e nuovi inizi, doloroso, stressante. In grado di minare la solidità della coppia o rafforzarla. 

In occasione della European Fertility Week, che si apre oggi, Merck ha deciso di celebrare proprio queste coppie, il loro amore senza limiti, la loro forza - quella delle donne in particolare - nell’affrontare il percorso di procreazione medicalmente assistita.

Lo fa con uno sguardo inconsueto, quello dei papà, la cui voce - inedita - racconta il viaggio verso la genitorialità delle coppie alla ricerca di un figlio.

Così, la quarta edizione della campagna Che fine ha fatto la cicogna – Un amore senza limiti, riesce a raccontare con un punto di vista unico i temi legati alla fertilità e promuovere così un’informazione corretta ed esaustiva sull’argomento.

Il format è la lettera aperta che, declinata attraverso canali diversi, diviene il mezzo con cui la coppia si racconta, ripercorrendo le tappe del patient journey, attraverso i ricordi e il vissuto dei compagni che celebrano la forza ed il coraggio delle loro donne.

C’è Claudio, per esempio, che ricorda che se potesse tornare indietro rifarebbe tutto come la prima volta: «Ti guarderei sempre con la stessa faccia da “pesce lesso” quando mi hai chiesto di uscire. Ti porterei ancora a Parigi a bere vino e a mangiare fondue per chiederti di passare tutta la vita insieme. Ti chiederei ancora di fare un figlio. Due, tre. Di immaginarci in tanti, chiassosi e colorati». Tutto come la prima volta, senza cambiare nulla. «Solo, rifarei tutto prima. Senza aspettare che sia tardi. Senza l’ansia, la paura, l’angoscia di dover rincorrere il sogno, di dover battere il tempo sul tempo». 

O Alessandro che scopre che era da lui che derivavano le difficoltà ad avere un bambino «Ero io il problema: un marito infertile, che non ti avrebbe dato mai la possibilità di diventare mamma. Se avessi potuto mi sarei fatto da parte, cancellando gli anni passati insieme per regalarti la possibilità di incontrare un uomo che potesse darti un figlio. Ma non eri tu a pensare queste cose», scrive. «Così ci abbiamo provato e riprovato. Non ci importava più come e quando, bastava che fossimo insieme. E nonostante le visite, le notti insonni, le analisi, le terapie… Nonostante tutto, eravamo noi. Più forti di prima. La colpa ad un tratto è sparita, sotterrata dal tuo amore, giorno dopo giorno».

E ancora Andrea, che racconta di come la gioia di una gravidanza appena iniziata si sia tramutata in pochi giorni in dolore. «Mi hai guardato in quel modo... non hai avuto bisogno di spiegarmi che il nostro bimbo non sarebbe nato. Mi hai consolato. Tu, con il cuore vuoto e gli occhi pieni. Di rabbia. Di colpa. Di ‘perché. Non avevo le risposte che volevi. Abbiamo dovuto cercarle. Tutti gli esami che abbiamo fatto. Che hai fatto. Non hai mai mollato, nemmeno per un secondo. E io non mi sono mai sentito così inutile. Ma sapevo che il mio posto era lì, accanto a te, anche se non comprendevo come riuscissi a sostenere gli sguardi di amici e parenti, i responsi delle analisi e dei test, i colloqui con i medici».

Storie comuni, ma al tempo stesso straordinarie. E che il più delle volte passano sotto silenzio.

«Assumere il punto di vista del paziente è fondamentale per restituire la realtà del percorso di PMA - dice Antonio Messina, a capo del business biofarmaceutico di Merck in Italia - e per diffondere una maggior consapevolezza sui temi della fertilità, obiettivo che portiamo avanti da sempre con impegno e costanza».

A questo scopo Merck ha reso disponibili sui portali www.chefinehafattolacicogna.it e www.vogliounfiglio.it, le informazioni utili su come preservare la fertilità e sul percorso da intraprendere nel caso si riscontri un problema di infertilità. 

Sui siti è inoltre consultabile l’elenco dei centri specializzati accreditati in Italia per i trattamenti di procreazione medicalmente assistita.

La campagna Che fine ha fatto la cicogna – Un amore senza limiti ha ottenuto il patrocinio dell’Associazione Ginecologi Universitari Italiani (AGUI), Associazione Ostetrici Ginecologi Ospedalieri Italiani (AOGOI), Centri studio conservazione ovociti e sperma umani (CECOS Italia), Società Italiana di Andrologia (SIA), Società Italiana di Andrologia e Medicina della Sessualità (SIAMS), Società Italiana della Riproduzione (SIDR), Società Italiana di Endocrinologia (SIE), Società Italiana di Embriologia, Riproduzione e Ricerca (SIERR), Società Italiana di Fertilità e Sterilità e Medicina della Riproduzione (SIFES), (Società Italiana di Ginecologia e Ostetricia (SIGO), Società Italiana della Riproduzione Umana (SIRU), Fondazione Cesare Serono e Fondazione PMA.