L’allarme Gimbe: «Regionalismo differenziato minaccia diritto alla salute e uguaglianza dei cittadini»

Il pericolo

L’allarme Gimbe: «Regionalismo differenziato minaccia diritto alla salute e uguaglianza dei cittadini»

di redazione

Mancano meno di dieci giorni all’incontro che i presidenti di Emilia Romagna, Lombardia e Veneto hanno fissato con il presidente del Consiglio Giuseppe Conte per riprendere la discussione sul regionalismo differenziato che potrebbe portare le tre regioni alla conquista di una maggiore autonomia. 

A Emilia Romagna, Lombardia e Veneto potrebbero seguirne altre: Campania, Lazio, Liguria, Marche, Piemonte, Toscana, Umbria hanno conferito ai presidenti il mandato di avviare il negoziato; Basilicata, Calabria e Puglia sono alla fase iniziale dell’iter. 

Se le richieste andassero in porto, in breve l’architettura istituzionale del nostro Paese potrebbe uscirne ridisegnata. 

Un dinamica che preoccupa non poco: «in un quadro di maggiori autonomie la cartina al tornasole è rappresentata dalla sanità dove già oggi il diritto costituzionale alla tutela della salute, affidato ad una leale collaborazione tra Stato e Regioni, è condizionato da 21 sistemi sanitari che generano diseguaglianze sia nell’offerta di servizi e prestazioni sanitarie, sia soprattutto negli esiti di salute», avverte il presidente della Fondazione Gimbe Nino Cartabellotta. 

«In questo contesto, l'attuazione tout court dell'articolo 116 della Costituzione non potrà che amplificare le diseguaglianze di un servizio sanitario nazionale, oggi universalistico ed equo solo sulla carta. In altre parole senza un contestuale potenziamento delle capacità di indirizzo e verifica dello Stato sulle Regioni, il regionalismo differenziato finirà per legittimare normativamente il divario tra Nord e Sud, violando il principio costituzionale di uguaglianza dei cittadini».

Cosa potrebbe avvenire con il conferimento di maggiore autonomia alle Regioni è difficile da prevedere ma secondo Fondazione Gimbe le aspirazioni delle tre Regioni che hanno già intavolato una discussione con il Governo sono indicative degli scenari che si potrebbero aprire (vedi tabella a fondo pagina). 

Scenari che non saranno senza conseguenze sui diritti costituzionali, «visto che con le maggiori autonomie nascere e vivere al Sud significherà avere meno diritti di chi risiede nelle Regioni più ricche: dalla sanità al welfare, dalla scuola all'Università».  

Il tutto in un quadro schizofrenico, in cui i proclami contenuti nel Contratto per il Governo del Cambiamento (“È prioritario […] tutelare il principio universalistico su cui si fonda la legge n. 833 del 1978 istitutiva del SSN. Tutelare il SSN significa […] garantire equità nell'accesso alle cure e uniformità dei livelli essenziali di assistenza”) fanno a pugni con la realtà che sembra risvegliare vecchie aspirazioni secessioniste.

«Considerato che sono in gioco i diritti civili delle persone  è inaccettabile per un Paese democratico l’assenza di un dibattito politico e civile sul tema», conclude Cartabellotta che annuncia il lancio di una consultazione pubblica sul sito della Fondazione Gimbe.

Elaborazione Fondazione Gimbe