Adolescenti: giocare ai videogiochi non aumenta il rischio di depressione. Stare incollati a Instagram sì

Dovuti distinguo

Adolescenti: giocare ai videogiochi non aumenta il rischio di depressione. Stare incollati a Instagram sì

Non tutti gli schermi sono associati a depressione tra i teenager. Salvi i videogame che danno emozioni e non isolano. Bocciati i social e la tv perché raccontano un mondo perfetto e abbassano l’autostima. Uno studio su Jama Pediatrics invita a non generalizzare

di redazione

Depressi per colpa del tempo passato alla playstation? O perché attaccati agli schermi degli smartphone a scorrere storie su Instagram? Che esista un’associazione tra “screentime” e depressione negli adolescenti non è una novità per nessuno psichiatra che si occupi di teenager. Ma non era finora chiaro il perché e, soprattutto, non era mai stata fatta una distinzione tra i vari dispositivi, finendo per fare di tutta l’erba un fascio. 

Ora una indagine canadese sulle pagine di Jama Pediatrics ha fatto un po’ di chiarezza individuando il motivo per cui schermi e depressione adolescenziale vanno a braccetto e distinguendo gli effetti dei vari tipi di schermi. Diciamolo subito: videogiochi e computer sono salvi. Passare ore alla playstation a giocare a Fortnite o perdere giornate a smanettare al computer non incide sull’umore. Diverso è il caso dei social media e della televisione: se aumenta il tempo dedicato a Instagram (ma anche Facebook o Twitter, che però sono meno usati dagli adolescenti) o a programmi televisivi, aumentano i sintomi della depressione. 

Perché? I ricercatori hanno passato al vaglio tre ipotesi: sostituzione di interessi (invece di fare attività fisica si resta a casa incollati a uno schermo), confronto sociale con modelli superiori, spirale di rinforzo. 

Ebbene, la prima delle tre ipotesi è stata scartata e sono rimaste in piedi le altre due. Non sono state trovate prove sufficienti, infatti, per dimostrare che gli schermi favoriscono la depressione riducendo l’attività fisica o sociale dei ragazzi. È vero piuttosto che le immagini della Tv o dei social media, dove tutto è sempre più bello, impongono un confronto nel quale si perde sempre che riduce l’autostima e alimenta pensieri negativi sulla propria esistenza. Perché tutti sono belli, magri, ricchi, famosi e felici e io no? 

La seconda ipotesi anche è stata confermata: il tempo passato sui social o davanti alla televisione acuisce i sintomi della depressione in chi già ne soffre attraverso un processo a spirale, perché tendenzialmente si vanno a cercare programmi in sintonia con il proprio umore. 

Ma il circolo vizioso non finisce qui. 

«Sui social media e sulla televisione le persone selezionano informazioni in sintonia con il proprio umore. Gli algoritmi delle moderne Tv, ma soprattutto dei social media, mantengono come feedback un loop suggerendo agli utenti contenuti in base alle loro scelte precedenti. Quindi più una persona è depressa, più sceglierà certi contenuti, più le verranno proposti contenuti simili che finiranno per rinforzare i sintomi depressivi», ha spiegato Elroy Boers, tra gli autori dello studio. 

I ricercatori hanno monitorato il benessere psichico e le abitudini di quasi 4mila adolescenti per quattro anni, dai 12 ai 16 anni di età. Lo screentime è stato calcolato chiedendo ai partecipanti di indicare quanto tempo al giorno passassero giocando ai videogiochi, consultando i social network, guardando la televisione o utilizzando un computer. Le risposte sono state suddivise in quattro categorie: da 0 a 30 minuti, da 30 minuti a 1 ora, da 1 e mezza a 2 ore e mezza, oltre le 3 ore. 

L’autostima è stata misurata utilizzando la Rosenberg Self-Esteem Scale, un questionario con domande sulla percezione di se a cui assegnare un punteggio  da 0 a 3. Lo stile di vita dei ragazzi è stato calcolato domandando quanto tempo dedicassero all’attività fisica al di fuori dell’orario scolastico.

Dall’analisi dei dati, condotta anno dopo anno, è emerso che se aumentava la quantità di tempo passata davanti ad alcuni tipi di schermo, aumentavano nel corso dello stesso anno anche i sintomi della depressione.

Ebbene, come già detto, l’associazione tra schermi e depressione non dipende dal fatto che i dispositivi tolgono tempo all’attività fisica. Se fosse stata vera questa ipotesi, allora tutti gli schermi contribuirebbero al disturbo dell’umore. Ma si è visto che non è così. 

Non è stata trovata nessuna associazione tra i videogiochi e la depressione. E il perché non è poi tanto difficile da comprendere. Giocare alla playstation, con buona pace di molti adulti che continuano a condannarla, offre benefici sociali ed emozioni, al pari di altri giochi. 

I videogiochi di oggi non sono come quelli di 20 anni fa, non favoriscono l’isolamento, anzi spingono alla condivisione. Secondo studi recenti il 70 per cento di chi gioca ai videogiochi lo fa con gli amici, e cambia poco se questi siano fisicamente presenti oppure collegati on-line. Bisogna riconoscere poi che l’adolescente che vince una sudata sfida alla console tutto sembra tranne che depresso. 

«Molte persone attribuiscono l’aumento del tasso di depressione tra i giovani in America alla recente introduzione di dispositivi digitali.  I risultati dello studio suggeriscono che solo guardare la televisione e i social è un importante indicatore per predire la depressione negli adolescenti», ha concluso Patricia Conrod, autore principale dello studio.