Cento lavori per vivere e zero tempo libero. Così siamo tutti a rischio depressione

Tempi moderni

Cento lavori per vivere e zero tempo libero. Così siamo tutti a rischio depressione

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La richiesta della società globalizzata di lavorare 24 ore su 7 giorni è in parte soddisfatta con modelli di lavoro che allungano l’orario e si prolungano nel week-end
di redazione

Non siamo all’allarme “karoshi”, come in Giappone. Almeno per ora non è la morte il rischio del troppo lavoro nei Paesi europei, bensì la depressione.  

Sì, perché lavorare oltre le 55 ore a settimana aumenta il rischio di depressione nelle donne, lavorare nei week-end compromette la salute mentale tanto degli uomini che delle donne. È il risultato di uno studio pubblicato sul Journal of Epidemiology & Community Health che valuta gli effetti del superlavoro e della cosiddetta “gig economy” (economia dei lavoretti)  sulla salute mentale dei lavoratori. 

Se non c’è è un dramma. Se è troppo è comunque un problema. La via di mezzo però ai tempi della globalizzazione è privilegio di pochi. Per lo più oggi il lavoro è un puzzle di cui non si intravede la fine, spesso composto da un’occupazione principale incastrata tra tanti microlavori e prestazioni on demand. Il tempo libero è un miraggio: si lavora senza sosta, anche nei week end.  Le conseguenze sulla salute fisica sono state ampiamente indagate e non sono certo positive, ma quelle sulla psiche non erano finora state approfondite soprattutto per quanto riguarda le donne. 

Per colmare questa lacuna, i ricercatori hanno raccolto i dati del Uk Household Longitudinal Study, uno studio inglese che ha monitorato la salute di 40mila famiglie per circa dieci anni. 

Gli scienziati hanno concentrato l’attenzione su 11mila uomini e 12mila donne di cui erano note informazioni sul tipo di impiego. I sintomi depressivi sono stati misurati ricorrendo a un validato strumento per misurare la qualità di vita, il General Health Questionnaire 12 (Ghq-12). 

I partecipanti sono stati divisi in tre gruppi a seconda degli orari di lavoro, prendendo come riferimento la settimana lavorativa standard di 35-40 ore. 

Al di sotto delle 35 ore si trovavano i lavoratori part-time, tra le 41 e le 55 ore i lavoratori a tempo pieno, e oltre le 55 ore i lavoratori a “tempo extra lungo”. La terza categoria era piuttosto numerosa. 

«La richiesta della società globalizzata di lavorare 24 ore su 7 giorni è in parte soddisfatta con modelli di lavoro che allungano l’orario e si prolungano nel week-end. Nei Paesi dell’Asia dell’est il rischio del karoshi, morire per troppo lavoro, è aumentato, mentre nei Paesi dell’Unione europea gli orari di lavoro atipici sono una caratteristica di molti impieghi», scrivono i ricercatori. 

Quali sono gli effetti sulla salute mentale dei lavoratori? 

Dall’analisi sono emerse alcune differenze significative tra gli uomini e le donne. Gli uomini tendenzialmente dedicano al lavoro più tempo delle donne: la metà dei lavoratori di sesso maschile supera la quota delle ore lavorative standard, cosa che invece succede a meno di una donna su quattro. Circa la metà delle donne lavora part time in confronto al 15 per cento degli uomini. 

Ma le strade lavorative delle donne e degli uomini si separano in maniera evidente quando nascono i figli. Le madri lavoreranno meno, i padri di più. Circa i due terzi degli uomini lavorano anche il week-end in confronto 

alla metà delle donne. In generale, non sembra però che gli uomini soffrano troppo a sacrificare al tempo libero il sabato e la domenica, ma è diverso se le condizioni di lavoro non sono soddisfacenti. Allora il rischio di depressione aumenta.

È sulle donne però che il super-lavoro ha gli effetti peggiori: chi supera le 55 ore lavorative durante la settimane e/o prosegue a lavorare durante il week-end ha la peggiore salute mentale, con un aumento dei sintomi di depressione rispetto a chi lavora seguendo gli orari standard. 

«Il nostro studio mostra un legame tra modelli di lavoro atipici e temporanei e sintomi depressivi, ma ci sono differenze di genere in queste associazioni. La salute mentale peggiore riguarda le donne che lavorano con orari extra lung e la maggior parte o tutti i fine settimana, e gli uomini con scadenti condizioni psicosociali di lavoro che lavorano nei fine settimana. I nostri risultati dovrebbero incoraggiare i datori di lavoro e i responsabili delle politiche a prendere in considerazione interventi mirati a ridurre i carichi di lavoro delle donne senza limitare la loro piena partecipazione alla forza lavoro e a migliorare le condizioni psicosociali di lavoro», concludono i ricercatori.