Chi va piano non va sano: il cervello di chi cammina lentamente invecchia prima. È vero già a 45 anni

L’associazione

Chi va piano non va sano: il cervello di chi cammina lentamente invecchia prima. È vero già a 45 anni

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La risonanza magnetica ha mostrato segni di invecchiamento più accentuato nei podisti più lenti: riduzione del volume cerebrale e dello spessore corticale, una minore superficie del cervello, alterazioni della sostanza bianca tipiche del declino cognitivo
di redazione

Per conoscere le condizioni di salute del proprio cervello basta camminare. Vale se anche se avete 45 anni o giù di lì: secondo i  ricercatori della Duke University chi riesce a camminare a velocità sostenuta ha un cervello più giovane rispetto alle persone che procedono più lentamente. L’associazione tra ritmo dell’andatura e invecchiamento cerebrale era già nota per le persone anziane. Ma il nuovo studio suggerisce che anche negli individui di mezza età la velocità a cui si riesce a marciare al massimo delle proprie possibilità, senza arrivare a correre, può essere un affidabile indicatore della salute del cervello. E a quell’età, forse, si è ancora in tempo per intervenire e rallentare il declino. 

I ricercatori hanno raccolto i dati di circa 1.000 persone nate lo stesso anno a Dunedin, in Nuova Zelanda, che nel corso della loro vita sono state sottoposte periodicamente a test, questionari ed esami diagnostici. 

L’ultimo monitoraggio risale allo scorso aprile quando i partecipanti avevano compiuto 45 anni. I risultati della lunga osservazione sono stati pubblicati su JAMA Network Open.

Gli esami della risonanza magnetica hanno mostrato segni di invecchiamento cerebrale più accentuato nei podisti più lenti: riduzione del volume cerebrale e dello spessore corticale, una minore superficie del cervello, alterazioni della sostanza bianca tipiche del declino cognitivo, piccole lesioni associate alla malattia dei vasi cerebrali. Insomma, l’età anagrafica è la stessa, ma chi cammina velocemente ha un cervello più in forma di chi non riesce a stare allo stesso passo. 

Come se non bastasse, chi possiede un’andatura rilassata sembra anche più vecchio agli occhi degli sconosciuti. Le fotografie del volto dei partecipanti sono state mostrate a otto esaminatori: le persone più lente sono state giudicate più vecchie di quanto lo fossero in realtà. 

Che la camminata fosse lo specchio della salute del cervello era già noto. Finora però la velocità dell’andatura era stata utilizzata come indicatore dell’invecchiamento cerebrale solamente nelle persone anziane. È la prima volta che lo stesso parametro si rivela affidabile negli individui di mezza età. 

Ma le novità dello studio non si fermano qui. I ricercatori, che hanno potuto seguire la crescita dei partecipanti dall’infanzia alla mezza età, non hanno potuto fare a meno di notare una sorprendente associazione tra i risultati dei test di intelligenza effettuati a 3 anni e la velocità della camminata da adulti. I bambini con punteggi inferiori del QI sono diventati camminatori più lenti una volta cresciuti.

Purtroppo manca un dato per completare l’analisi: non si conosce la rapidità di movimento durante l’infanzia e quindi non si può sapere se questo dato sia un altro indicatore precoce della salute del cervello più avanti negli anni. 

«È un peccato non possedere informazioni sulla velocità dell'andatura e l’ imaging cerebrale dei partecipanti da  bambini. Alcune delle differenze di salute e performance cognitive possono essere legate allo stile di vita che questi individui hanno adottato. Ma lo studio suggerisce anche che già nella prima infanzia ci sono elementi che indicano chi potrebbe diventare il un camminatore più lento», concludono i ricercatori.