I dentifrici al carbone attivo non sbiancano i denti (e potrebbero essere dannosi)

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I dentifrici al carbone attivo non sbiancano i denti (e potrebbero essere dannosi)

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L’idea di usare il carbone per smacchiare i denti potrebbe essere nata nell’antica Grecia, dove si pensa venisse utilizzato con la speranza di rimuovere le macchie sullo smalto e i cattivi odori dalla bocca.
di redazione

Il dentifricio nero non fa i denti bianchi. Anzi favorirebbe le carie e macchierebbe lo smalto. 

A bocciare la pasta dentifricia a base di carbone attivo ci ha pensato uno studio appena pubblicato sul British Dental Journal che manda in fumo gli sforzi del marketing tutti incentrati sul paradosso del “black” che diventa  “white”. 

L’idea di usare il carbone per smacchiare i denti non è una novità dei tempi moderni. Sembra infatti che nell’antica Grecia la sostanza nera venisse utilizzata per rimuovere le macchie sullo smalto della dentatura e i cattivi odori dalla bocca. Attualmente i dentifrici a base di carbone attivo sono popolari in molti Paesi del mondo come Regno Unito, Usa, Giappone, Spagna, India, Australia, Hong Kong, Cina, Corea e Svizzera.

I ricercatori della University of Manchester Dental School hanno raccolto i risultati di 15 studi precedenti condotti sull’efficacia e la sicurezza dei dentifrici neri con lo scopo di ottenere un giudizio affidabile su un prodotto sempre più in voga. 

Linda Greenwall, principale autore dello studio, e i colleghi hanno scoperto che le proprietà decantate dalla pubblicità non sono reali:  non ci sono prove né della funzione antibatterica (sostenuta nel 44 per cento dei marchi), né della capacità di sbiancare i denti (millantata dal 96 per cento dei prodotti). I ricercatori hanno inoltre osservato che solamente il 10 per cento dei dentifrici analizzati aveva ottenuto qualche forma di approvazione da parte dei dentisti. Insomma, è molto più probabile che il sorriso smagliante delle foto pubblicitarie sia frutto di ritocchi con photoshop o di costose procedure di sbiancamento in studi dentistici piuttosto che dell’uso regolare del dentifricio al carbone attivo. 

«Molti dentifrici che affermano di sbiancare i nostri denti stanno semplicemente rimuovendo le macchie superficiali e non offriranno i sorrisi bianchi luminosi e duraturi che in molti cercano e che vengono promessi dalla pubblicità», dice Linda Greenwall.

Tra l’altro, gran parte dei dentifrici al carbone attivo è priva degli ingredienti necessari per proteggere e rafforzare lo smalto dei denti e ridurre il rischio di gengiviti, tra cui fluoro, calcio e fosfato. 

E così, oltre che essere inutili, questi prodotti rischiano di privare la bocca delle sostanze benefiche che si assumerebbero con i dentifrici "tradizionali". Un buon dentifricio, per esempio, dovrebbe contenere da 1.350 a 1.500 parti per milione di fluoro per proteggere dalla carie. Molti prodotti a base di carbone non si avvicinano nemmeno lontanamente a questa soglia, esponendo i consumatori a maggiori rischi di corrosione dei denti. Ma non finisce qui. I dentifrici neri rischiano di avere un effetto abrasivo sullo smalto provocando una maggiore sensibilità dei denti. In presenza di otturazioni, inoltre, le particelle di carbone possono infiltrarsi nelle gengive e irritarle. 

Per un sorriso perfetto, dunque, meglio rivolgersi altrove.