Difficoltà a deglutire per sei milioni di italiani. Cibi speciali per evitare la malnutrizione

Lo studio

Difficoltà a deglutire per sei milioni di italiani. Cibi speciali per evitare la malnutrizione

di redazione

La disfagia, cioè l’incapacità di deglutire correttamente il cibo, interessa circa sei milioni di italiani, con punte del 20% tra gli over 50 e fino al 60% tra gli ultrasettantacinquenni. Non per nulla sei disfagici su dieci sono malnutriti.

«La deglutizione – spiega Mariangela Rondanelli, direttore dell’Unità di Riabilitazione a indirizzo metabolico dell’Istituto di Riabilitazione Santa Margherita di Pavia e della Scuola di specializzazione in Scienza dell’alimentazione dell’Università di Pavia – sembra un atto “facile” e spontaneo. In realtà si tratta di un processo fisiologico complesso che deve consentire la formazione del bolo e il passaggio del cibo dalla bocca, dove viene ingerito, allo stomaco, dove verrà digerito».

Per affrontare questo problema oggi la ricerca ha trovato soluzioni in menù vari nei quali si alternano pietanze differenti sette giorni su sette. I “nuovi cibi” assicurano la conservazione dei sapori e della qualità e promettono anche un risparmio dei costi: a dimostrarlo sono i risultati di uno studio condotto presso l’Azienda di servizi alla persona di Pavia (Asp), polo geriatrico dell’Università del capoluogo.

«Abbiamo misurato su 25 pazienti disfagici lo stato nutrizionale e parametri ematochimici, metabolici e nutrizionali – precisa Rondanelli - prima e dopo tre mesi di dietoterapia, a base di cibi a consistenza modificata, bilanciati in macro e micronutrienti, preparati con tipologia di cottura sottovuoto a bassa temperatura con raffreddamento in continuo, che consente di mantenere inalterate le caratteristiche chimiche, fisiche e organolettiche dei cibi, rendendo inoltre minima la dispersione di nutrienti, che si verifica tipicamente nelle cotture convenzionali. Con questo studio è stato possibile rilevare un aumento del consumo e del gradimento del cibo dell’11% che ha portato a un incremento del peso di circa il 3% e a una diminuzione dello stato di infiammazione generale con ricadute sul miglioramento delle condizioni di salute».

Sono stati anche analizzati costi e risparmi. «Le caratteristiche di questi prodotti, freschi e pronti all’uso e la tipologia di confezionamento – sottolinea Rondanelli – permettono di ottimizzare i processi produttivi, ridurre i tempi di lavoro e di distribuzione dei pasti e di poterli proporre al paziente anche una volta dimesso e rientrato al proprio domicilio. Aspetti che fanno guadagnare alla spesa pubblica circa 80 centesimi per ogni piatto distribuito. Questi cibi speciali saranno classificati come “Alimenti a fini medici speciali” per i quali è in corso l’iter di ottenimento al ministero della Salute. Le spese di acquisto potranno quindi essere detratte al 19%».