Dormire male rende più sensibili al dolore. Ecco perché

Il legame

Dormire male rende più sensibili al dolore. Ecco perché

La soglia del dolore si abbassa quando si dorme poco. Le immagini della risonanza magnetica spiegano il perché: la mancanza di sonno aumenta l’attività delle aree cerebrali che fanno sentire il dolore riducendo quella delle aree che rilasciano sostanze analgesiche

di redazione

Che esista un’associazione tra la mancanza di sonno e il doloro cronico non sorprende: chi è in condizione di sofferenza difficilmente riuscirà a concedersi un buon sonno senza interruzioni. Ma ora uno studio pubblicato sul Journal of Neuroscience dimostra che è altrettanto vero l’inverso: chi dorme male è più sensibile al dolore. 

Per la prima volta i ricercatori hanno osservato l’impatto delle notti in bianco direttamente sul cervello ricorrendo alle immagini della risonanza magnetica. E hanno scoperto che esistono sostanziali differenze nell’attività cerebrale corrispondente alla sensazione dolorosa tra pazienti più o meno riposati. 

In un primo esperimento i ricercatori hanno misurato la soglia del dolore di 25 adulti in salute e ben riposati. Mentre era in corso l’esame cerebrale con la risonanza magnetica i partecipanti venivano sottoposti a un test poco piacevole: un oggetto caldo dalla temperatura crescente era stato appoggiato sulla loro gamba. Fino a che temperatura potevano resistere?  In media la soglia massima di sopportazione arrivava a circa 44°C. Lo stesso esperimento condotto dopo una notte insonne dava risultati diversi: la massima temperatura tollerata scendeva a 41 °C. 

Le immagini della risonanza magnetica hanno mostrato cosa succede nel cervello quando si dorme male. Una persona deprivata del sonno ed esposta al dolore mostra una maggiore attivazione della corteccia somatosensoriale e una ridotta attività nel nucleus accumbens e nella corteccia insulare, regioni del cervello responsabili del rilascio di dopamina in risposta al dolore.

La mancanza di sonno quindi ha un duplice e deleterio effetto: amplifica l’attività delle aree cerebrali che fanno sentire il dolore e riduce l’attività delle aree che riducono il dolore rilasciando le sostanze analgesiche naturali. Così si è capito finalmente come mai quando il sonno diminuisce il dolore aumenta. 

Una piccola ma significativa indagine che ha coinvolto 230 persone, condotta dagli stessi autori e compresa nello studio, ha poi dimostrato che piccoli cambiamenti nella routine sonno/veglia possono bastare a modificare, alzandola a abbassandola, la soglia del dolore. Un’ora in più o in meno di sonno può fare la differenza e ridurre o amplificare le sensazioni dolorose. «I risultati mostrano chiaramente che anche cambiamenti molto piccoli nel sonno notturno - riduzioni che molti di noi ritengono insignificanti - hanno un chiaro impatto sul carico del dolore del giorno dopo», affermano gli scienziati. 

Non è un caso forse che nell’epoca moderna si siano diffusi entrambi i fenomeni: mancanza di sonno e dolore cronico. Secondo i ricercatori le due tendenze potrebbero non essere semplicemente coesistenti ma significativamente correlate e rincorrersi lungo un infinito circolo vizioso. 

«Se la mancanza di sonno intensifica la nostra sensibilità al dolore, come dimostra questo studio, allora il sonno deve essere considerato molto più centrale nella cura del paziente, specialmente nei reparti ospedalieri», sottolineano i ricercatori. 

Il sonno potrebbe quindi diventare un nuovo target per le terapie del dolore.