I geni dell’alitosi

Lo studio

I geni dell’alitosi

Potrebbe esserci una causa genetica dietro l'alito cattivo
redazione

woman.jpg

Le forme croniche di alito cattivo potrebbero dipendere dalla mutazione di un gene che impedisce la metabolizzazione di alcuni composti chimici maleodoranti. Lo studio su Nature Genetics

Il primo posto in cui si guarda è la bocca. Ma l’alitosi potrebbe avere origini genetiche piuttosto che dipendere da una paradontite o da altri problemi dentali. È quanto sostengono gli scienziati della Radboud University nei Paesi Bassi impegnati da tempo nella ricerca delle cause che rendono il fiato 

maleodorante. Scoprire le origini di una alitosi cronica può essere di aiuto per diagnosticare malattie benigne come quelle paradontali, oppure più gravi come la cirrosi epatica o il diabete. 

I ricercatori hanno concentrato la loro attenzione su una serie di famiglie in cui ricorreva l’alitosi, scoprendo che nel loro respiro erano presenti molti composti a base di zolfo, tra cui il fetido metantiolo, un gas dallo sgradevole odore di cavolo marcio. 

Normalmente il metantiolo viene prodotto durante la digestione, ma, fortunatamente viene eliminato dall’organismo nel processo metabolico. 

Ad alcune persone meno fortunate il destino ha riservato un particolare trattamento. 

I ricercatori hanno identificato la proteina capace di trasformare il metantiolo in altri composti. Si tratta della Selenbp 1 (selenium binding protein 1). Ebbene, tutti i pazienti con alitosi cronica selezionati dai ricercatori avevano una mutazione del gene che produce questa proteina e livelli alti di metantiolo e di dimetil solfuro nel sangue. Per tutti loro al fiato cattivo non c’è scampo: quando il sangue raggiunge i polmoni questi composti chimici maleodoranti si diffondono nel respiro e inevitabilmente escono dalla bocca. 

La conferma all’ipotesi genetica per alcuni tipi di alitosi è arrivata dagli esperimenti sui topi. Gli animali con una mutazione analoga a quella umana che blocca la produzione della proteina salvifica Selenbp1, possedevano livelli alti di metantiolo e di altri composti sulfurei nel sangue. 

«Non abbiamo messo il naso nella bocca dei topi - dicono i ricercatori - ma abbiamo misurato la quantità di questi composti chimici dal cattivo odore nel loro sangue». 

Lo studio, pubblicato su Nature Genetics, non fornisce per ora soluzioni a questa forma di alitosi genetica, ma apre la strada a ulteriori ricerche che possano chiarire il meccanismo all’origine del fiato cattivo e correggerlo.