Infertilità. Se lui è depresso crollano le possibilità di concepimento

Il legame

Infertilità. Se lui è depresso crollano le possibilità di concepimento

La depressione femminile invece non sembra associata a un maggior rischio di insuccessi
redazione

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Se l’uomo soffre di depressione le possibilità di portare a termine con successo i trattamenti per la fertilità della coppia si riducono del 60%

La depressione maschile può ridurre le possibilità di una gravidanza nelle coppie sottoposte a trattamenti per la fertilità. Sorprendentemente, invece,  la depressione delle donne non incide sul tasso di natalità. È il risultato di uno studio finanziato dai National Institutes of Health. Comprensibilmente la depressione è piuttosto comune tra le coppie che sono in cerca di un figlio che non arriva. Secondo alcuni studi il 41 per cento delle donne e il 50 per cento dei maschi che si rivolgono ai centri per la fertilità mostrano sintomi di depressione. 

Quali sono le conseguenze della depressione sulla possibilità di diventare genitori? Per scoprirlo i ricercatori hanno raccolto i dati provenienti da due studi. Il primo valutava l’efficacia di due farmaci per l’ovulazione nelle donne che soffrivano di sindrome dell’ovaio policistico. Il secondo confrontava tra loro gli effetti di tre farmaci su coppie infertili per ragioni sconosciute. In entrambi gli studi, gli uomini e le donne avevano risposto a domande specifiche sulla depressione, sui sintomi e sulle eventuali terapie seguite. 

I ricercatori hanno avuto così tra le mani i dati sulle condizioni psicologiche di 1.650 donne e di 1.608 uomini. Nel 6 per cento delle donne e nel 2,28 per cento degli uomini è stata diagnosticata una reale depressione. 

Le coppie in cui l’uomo soffriva di depressione maggiore riducevano del 60 per cento le probabilità di concepimento e di portare a termine la gravidanza rispetto a quelle con un partner maschile sano. 

Dallo studio sono emersi anche gli effetti dei farmaci antidepressivi sulla fertilità assunti dalle donne (le uniche a essere state interpellate sulle medicine assunte). La classe dei farmaci “non SSRI” (inibitori non selettivi del reuptake della serotonina) è associata a un maggior rischio di aborto spontaneo nelle donne che seguono trattamenti per la fertilità. 

Le donne in cura con questi psicofarmaci hanno all’incirca il 3,5 per cento di probabilità in più di andare incontro a un aborto nei primi tre mesi di gravidanza in confronto alle donne che non fanno uso di questi farmaci. 

L’altra classe di farmaci antidepressivi, gli SSRi (inibitori selettivi del reuptake della serotonina) non sembrano invece associati a un maggiore pericolo di interruzione della gravidanza.

«Il nostro studio fornisce alle coppie infertili e ai loro medici nuove informazioni utili alle decisioni sul trattamento», ha detto Esther Eisenberg, a capo dello studio. 

Gli autori dello studio hanno escluso dalla loro indagine le coppie che hanno eseguito la fecondazione in vitro perché hanno pensato che questa procedura potesse superare alcuni possibili effetti della depressione, come un ridotto desiderio sessuale e una minore qualità dello sperma. Lo studio è stato pubblicato sulla rivista Fertility and Sterility.