Lavoro: nelle aziende che promettono premi per le performance aumenta il consumo di psicofarmaci

Il modello malato

Lavoro: nelle aziende che promettono premi per le performance aumenta il consumo di psicofarmaci

woman working.jpg

A pagare le conseguenze più pesanti del lavoro basato sulle performance sono i dipendenti over 50, che fanno fatica ad adattarsi ai ritmi della competizione
di redazione

Una promozione, il bonus in busta paga, la partecipazione agli utili aziendali e tanti altri tipi di benefit. Così molte aziende, se non tutte, spingono i loro dipendenti a fare di più, a raggiungere traguardi sempre più ambiziosi e ad alzare l’asticella delle proprie performance. Ma la strategia degli incentivi, forse vincente per il business, può avere ripercussioni sulla salute mentale dei lavoratori. Uno studio appena pubblicato su Academy of Management Discoveries ha dimostrato che alla promessa di un premio corrisponde un maggior consumo di ansiolitici e antidepressivi tra i lavoratori. Là dove viene adottata la “tattica della carota”, in linguaggio aziendale “pay-for-performance”, il numero di impiegati che assume psicofarmaci aumenta del 5,7 per cento. 

Un gruppo di ricercatori della Aarhus University in Danimarca ha analizzato i dati di più di 300mila impiegati a tempo pieno di 1.300 aziende con più di 25 dipendenti in Danimarca. Scoprendo che il sistema del pay-for-performance favorisce indirettamente le vendite di benzodiazepine e inibitori selettivi del reuptake di serotonina (Ssri).

Dall’analisi è emerso che le persone più esposte al rischio di soffrire di problemi mentali sono i dipendenti over 50, che fanno fatica ad adattarsi ai ritmi di una competizione per la quale nella loro carriera passata non si erano allenati abbastanza. Le donne in particolare hanno maggiori difficoltà degli uomini. 

Potrebbe forse andare meglio ai giovani neoassunti che, volenti o nolenti, sanno già di dover accettare le sfide e sono pronti a mettersi in gioco così come imposto dalla nuova legge del business. Tuttavia ancora non si hanno informazioni sufficienti per poter valutare l’effettivo impatto del sistema premiante su tutte le categorie di lavoratori. I ricercatori pensano che il loro studio abbia evidenziato solamente la punta dell’iceberg, resta ancora da scoprire quel che sta sotto la superficie. 

Proiettando le statistiche danesi negli Stati Uniti, il fenomeno diventa eclatante: il sistema pay-for-performance genera 100mila nuove prescrizioni di psicofarmaci ogni anno. Inoltre i lavoratori che assumono ansiolitici o antidepressivi hanno tra il 5 e il 9 per cento di possibilità in più di lasciare il lavoro rispetto a chi accetta le regole del gioco a premi senza troppe conseguenze psicologiche. Solitamente le prime ad andarsene quando l’azienda passa al nuovo modello lavorativo fatto di benefit, bonus e incentivi, sono le donne.  

«Le donne sono più propense a lasciare il lavoro se vedono minacciata la loro salute mentale, mentre gli uomini tendono a rimanere anche in simili circostanze», scrivono i ricercatori.

Come già detto, a fare le spese della nuova politica aziendale made in Usa, ma oramai tanto in voga in quasi ogni parte del mondo, sono i lavoratori più agée, meno flessibili e pronti ad adattarsi ai cambiamenti. Sono loro infatti i principali consumatori di psicofarmaci. Nella categoria dei dipendenti over 50 l’assunzione di ansiolitici e antidepressivi aumenta dell’8,9 per cento. 

«Sebbene non possiamo rivendicare una relazione causale, presi collettivamente i nostri risultati suggeriscono che la retribuzione basata sulle prestazioni costringe molti dipendenti a scegliere tra lasciare il lavoro o la depressione e l'ansia. Il nostro studio si aggiunge a lavori precedenti dimostrando che i costi per la salute mentale della retribuzione basata sulle prestazioni possono essere abbastanza gravi da richiedere un trattamento farmaceutico», concludono i ricercatori.