La pennichella fa bene al cuore. Ma basta una o due volte a settimana

Lo studio

La pennichella fa bene al cuore. Ma basta una o due volte a settimana

Gli effetti della siesta tutti i giorni non sono ancora del tutto chiari. Sembrerebbe invece che schiacciare un pisolino una o due volte a settimana riduca il rischio di ictus e infarto del 48%. Sono necessarie ulteriori indagini sull’associazione tra abitudini del sonno e salute del cuore

di redazione

Un riposino, una o due volte a settimana, abbassa il rischio di infarto o ictus. Non è emerso alcun vantaggio aggiuntivo con sieste più frequenti o prolungate. Insomma, i risultati di uno studio pubblicati sulla rivista Heart non arrivano a prescrivere la pennichella quotidiana come prevenzione di malattie cardiache, ma invitano a schiacciare un pisolino una tantum.

I ricercatori hanno messo a confronto le abitudini di 3462 cittadini di Losanna in Svizzera con le informazioni sulla loro salute in cerca di un’associazione tra riposini diurni ed eventi cardiovascolari, come infarto, ictus o scompenso cardiaco. 

I partecipanti, tra i 35 e i 75 anni di età, sono stati sottoposti a una prima visita tra il 2009 e il 2012, nel corso della quale sono state raccolte notizie sulla frequenza e la durata delle pennichelle durante il giorno nella settimana precedente.

Circa la metà del campione aveva dichiarato di non aver schiacciato pisolini nel periodo indicato. Una persona su cinque ha dichiarato di aver fatto un riposino una o due volte, una su dieci ha ceduto al sonno nel corso della giornata da una a cinque volte e una percentuale simile (11%) ha collezionato da sei a sette sieste.  

Le persone che rinunciano con difficoltà al riposino sono soprattutto maschi, anziani, fumatori, sovrappeso con un sonno notturno più prolungato rispetto a chi non si appisola durante il giorno. 

Durante il periodo di monitoraggio ci sono stati 155 eventi cardiovascolari. 

Dall’analisi dei dati è emerso che le persone che si addormentavano occasionalmente, una o due volte a settimana, riducevano il rischio di avere un infarto, un ictus o lo scompenso cardiaco del 48 per cento in confronto a chi non si riposava affatto durante il giorno. 

L’associazione restava valida dopo aver preso in considerazione gli altri fattori di rischio, come ipertensione, sovrappeso, diabete ecc..

Aumentando il numero e la durata delle pennichelle non si hanno vantaggi preventivi in più. In studi precedenti un eccessivo ricorso al pisolino era stato associato a un maggior rischio di disturbi cardiaci. Secondo i ricercatori questa associazione potrebbe però dipendere da altri fattori di rischio a loro volta correlati con una maggiore sonnolenza. 

Gli autori di un editoriale di accompagnamento allo studio riconoscono l’importanza dell’associazione, ma invitano a ulteriori approfondimenti. 

«Mentre non sono chiari gli esatti percorsi fisiologici che collegano il sonnellino diurno al rischio di malattia cardiovascolare, questa ricerca contribuisce al dibattito in corso sull’impatto del sonnellino sulla salute e suggerisce che potrebbe non essere solo la durata, ma anche la frequenza che conta», osservano gli autori dell’editoriale.