Smog e depressione vanno di pari passo

Relazioni pericolose

Smog e depressione vanno di pari passo

Esiste un’associazione tra inquinamento atmosferico e disagio psicologico
redazione

smog_manhattan.jpg

Nelle zone più inquinate il livello di malumore è del 17 per cento più alto rispetto alle aree dove l’aria è meno tossica

Tutti gli studi pubblicati sulla rivista Health and Place, come si evince dal nome, sono dedicati al rapporto tra la salute e il luogo in cui si vive. Non fa eccezione una ricerca dell’Università di Washington che per la prima volta ha trovato un’associazione tra inquinamento e disagio psicologico.
Le persone che vivono in luoghi con alti livelli di particolato atmosferico hanno maggiori probabilità di sentirsi tristi e depresse, rispetto a chi respira aria più pulita. 

Il legame tra l’aria tossica e la salute mentale è emerso dall’analisi di 6mila questionari sul benessere psicologico raccolti nel corso dell’indagine Panel Study of Income Dynamics. Le domande riguardavano l’umore dei partecipanti: tristezza, nervosismo, sfiducia, depressione ecc… 

I ricercatori hanno confrontato i risultati dei test con i dati sull’inquinamento tra il 1999 e il 2011 nelle zone di residenza dei partecipanti, concentrandosi sulle particelle più sottili e più pericolose, quelle dal diametro inferiore ai 2,5 micrometri (Pm 2,5) capaci di penetrare nei polmoni e nel circolo sanguigno con estrema facilità.  Le polveri sottili sono prodotte dai gasi di scarico delle automobili, dalla combustione del riscaldamento domestico (in particolare gasolio, carbone e legna), dalle emissioni degli impianti industriali. Il campione di persone coinvolto nello studio abitava in quartieri con livelli di particolato variabili da 2,16 a 24 microgrammi al metro cubo. C’era quindi chi aveva la fortuna di vivere ben al di sotto della soglia massima di sicurezza prevista dalla Environmental Protection Agency (Epa) negli Usa di 12 microgrammi per metro cubo. E chi invece abitava in zone dall’aria irrespirabile, con livelli di inquinamento due volte superiori a quelli ritenuti accettabili. 

I ricercatori hanno osservato che particolato atmosferico e disagio psicologico procedono di pari passo. E che l’associazione resta valida anche quando vengono presi in considerazione altri fattori demografici o socioeconomici che potrebbero influire sul risultato. 

Per esempio, nelle zone più inquinate, con 21 microgrammi di particelle sottili per metro cubo, il livello di malumore valutato con i test è del 17 per cento più alto rispetto alle aree dove l’aria è meno tossica (5 microgrammi per metro cubo). 

«Gli effetti dell’inquinamento atmosferico - dice Anjum Hajat, professore di epidemiologia alla School of Public Health della University of Washington - sulla salute cardiovascolare e sulle malattie respiratorie come l’asma sono ben noti, ma questa della salute mentale è un’area di ricerca ancora inesplorata».

Dalla ricerca emerge anche un altro insospettabile effetto dell’inquinamento:  ogni aumento di 5 microgrammi per metro cubo di particolato equivale a un anno e mezzo perso di istruzione. Sembrerebbe cioè che le competenze di ragionamento acquisite negli anni scolastici possano venire vanificate dall’aria tossica che respiriamo.   

«Questo studio - concludono i ricercatori - suggerisce che gli sforzi degli esperti di salute pubblica per ridurre i costi sociali e personali delle malattie mentali dovrebbero essere rivolti non solamente alle caratteristiche individuali e ai fattori ambientali, ma anche ad aspetti finora trascurati come l’inquinamento atmosferico».