Sonno, elogio della routine: andare a dormire e svegliarsi alla stessa ora riduce il rischio di sindrome metabolica

Il consiglio

Sonno, elogio della routine: andare a dormire e svegliarsi alla stessa ora riduce il rischio di sindrome metabolica

Le modifiche al ciclo sonno-veglia non piacciono al metabolismo. Variazioni della durata del sonno superiori alle 2 ore raddoppiano il rischio di soffrire di ipertensione, glicemia alta, ipercolesterolemia e di accumulare grasso intorno alla vita. Lo studio du Diabetes Care

di redazione

In salute vincono gli abitudinari, almeno per quanto riguarda il sonno. Chi va a dormire e si sveglia regolarmente alla stessa ora riduce il rischio di soffrire di diabete, obesità, ipertensione e colesterolo alto. Al contrario, chi ha un sonno irregolare, con orari imprevedibili compromette il buon funzionamento del metabolismo. Non è la prima volta che gli scienziati si pronunciano a favore della routine nei ritmi sonno-veglia e lo studio appena pubblicato su Diabetes Care è solo l’ultimo dei tanti che invitano a mantenere le stesse abitudini serali e mattutine. 

I ricercatori hanno monitorato il sonno di 2mila persone per una settimana grazie a un dispositivo indossabile, l’attigrafo, che registra i movimenti notturni e i cicli sonno-veglia. Il 35 per cento del campione (707 persone) era affetto dalla cosiddetta sindrome metabolica caratterizzata da un’insieme di  condizioni tra cui pressione alta, glicemia alta, accumulo eccessivo di grasso intorno alla vita e livelli di trigliceridi e colesterolo superiori alla norma.

In media tutti i partecipanti dormivano 7,15 ore a notte e si coricavano alle 23,40. 

In circa i due terzi del campione è stata osservata una variazione della durata del sonno di più di 60 minuti e nel 45 per cento dei casi il momento della sera scelto per andare a dormire cambiava di circa un’ora da un giorno all’altro. 

Mettendo a confronto i dati sul sonno con quelli sulla salute dei partecipanti, è emerso che le persone con una durata del sonno irregolare, con variazioni tra i 60 e i 90 minuti, avevano il 27 per cento di probabilità in più di soffrire di sindrome metabolica, rispetto a chi aveva una routine poco flessibile. 

L’aumento del rischio arrivava al 41 per cento nelle persone con variazioni della durata del sonno dai 90 ai 120 minuti e saliva fino al 57 per cento quando le oscillazioni superavano le due ore. 

Anche cambiare l’ora in cui si va a dormire è rischioso per la salute. Variazioni di mezz’ora o un’ora non producono effetti negativi, ma cambiamenti superiori possono incidere sul corretto funzionamento dell’organismo.

In confronto agli abitudinari, le persone che posticipano o anticipano dai 60 ai 90 minuti il momento in cui vanno a letto aumentano del 14 per cento le probabilità di mandare in tilt il metabolismo. Se l’ora della buona notte varia più di 90 minuti, il rischio di ammalarsi aumenta del 58 per cento.

Lo studio, di natura osservazionale, non arriva a dimostrare un legame di causa ed effetto tra le irregolarità del sonno e l’aumento del rischio di sindrome metabolica. Non è detto, infatti, che l’anarchia del ciclo sonno-veglia sia la diretta responsabile degli scompensi del metabolismo. Può darsi che le persone con un sonno irregolare siano inclini ad altri tipi di sregolatezze, come per esempio saltare i pasti o mangiare fuori orario, abitudini, anche queste, con un forte impatto sul metabolismo. 

Infine, il periodo di osservazione troppo breve dello studio impone ulteriori indagini con tempi di monitoraggio prolungati.