Gli sport di squadra aiutano i ragazzi a superare i traumi infantili

Il consiglio

Gli sport di squadra aiutano i ragazzi a superare i traumi infantili

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i benefici dello sport di squadra nel ridurre l’ansia e la depressione sono dovuti soprattutto agli aspetti sociali e psicologici dell’attività sportiva
di redazione

Join the team. I traumi infantili si possono superare partita dopo partita: pallavolo, basket, calcio, pallanuoto, uno vale l’altro basta che sia uno sport di squadra. 

Il senso di appartenenza, la sana competizione e lo spirito di gruppo possono salvare da futuri problemi di salute mentale i ragazzi che da bambini sono stati vittime di abusi e violenze o testimoni di liti tra genitori o protagonisti di altri episodi scioccanti definiti dai clinici “esperienze infantili avverse” (adverse childhood experiences, Ace). I teenager con un passato da dimenticare farebbero bene a indossare la maglia di un team e scendere in campo a fianco dei compagni per liberarsi da uno stress cronico che logora il corpo e la mente e che a lungo andare fa ammalare.

L’invito arriva da uno studio su Jama Pediatrics che ha coinvolto circa 4.800 adolescenti intorno ai 15 anni di età con esperienze infantili avverse e altrettanti coetanei con un’infanzia senza traumi. Dal monitoraggio della salute dei partecipanti, seguiti fino all’età adulta (24 anni circa), è emerso che lo sport di squadra fa bene a tutti: in generale i ragazzi arruolati in un team avevano il 24 per cento in meno di probabilità di ricevere una diagnosi di depressione da grandi e il 30 per cento in meno di soffrire di ansia. Il risultato è particolarmente significativo per i ragazzi che hanno avuto un’infanzia difficile, maggiormente esposti al rischio di malattie mentali da adulti. 

«I nostri dati indicano che la partecipazione agli sport di squadra nell’adolescenza può essere associata a un migliore livello di salute da adulti, dovuto a un aumento dell’autostima,  al sentirsi maggiormente accettati socialmente e coinvolti nell’ambiente scolastico», ha detto  Molly Easterlin dell’ University of California Los Angeles, tra gli autori dello studio. 

Secondo gli autori della ricerca, i benefici dello sport di squadra nel ridurre l’ansia e la depressione sono dovuti più agli aspetti sociali e psicologici dell’attività sportiva che a quelli fisici. Far parte di una squadra migliora il senso di appartenenza alla comunità, permette di sentirsi socialmente accettati e migliora l’autostima. Questi elementi contribuiscono a rafforzare la resilienza, la capacità di gestire situazioni emotivamente complesse senza lasciarsi sopraffare dagli eventi traumatici di qualunque tipo. 

Nel gruppo di teenager coinvolti nello studio, il 21 per cento era stato protagonista di due o più esperienze infantili avverse. Il 27 per cento dei ragazzi era cresciuto con un solo genitore, il 17 per cento era figlio di carcerati e il 14 per cento di genitori alcolizzati. Abusi sessuali e fisici sono emersi rispettivamente nel 5 e 9 per cento dei casi. L’11 per cento dei ragazzi era stato privato dell’affetto e delle attenzioni dei genitori durante l’infanzia.

Lo studio, per ammissione degli stessi autori, lascia irrisolto il dubbio sul rapporto di causa ed effetto tra sporto di squadra e salute mentale: è lo sport di squadra a far bene alla salute mentale, oppure sono i ragazzi con una migliore salute mentale ad essere più inclini a unirsi a una squadra sportiva? 

In un editoriale pubblicato a margine della ricerca, Mercedes Carnethon della  Feinberg School of Medicine alla Northwestern University di Chicago   afferma che, comunque stiano le cose, lo sport di squadra resta un’attività particolarmente salutare per gli adolescenti. «Imparare ad aiutarsi a vicenda, ad accettare compromessi, a resistere nonostante le difficoltà e a confrontarsi con le inevitabili sconfitte, trova tanti riscontri nella vita. Queste lezioni possono aiutare i ragazzi ad affrontare le sfide personali causate dalle esperienze avverse dell’infanzia»,  conclude Carnethon.