Trapianto di capelli: se il prezzo è basso, il rischio è alto

L’allarme

Trapianto di capelli: se il prezzo è basso, il rischio è alto

di redazione

In Turchia il trapianto di capelli costa la metà rispetto all'Italia. Non è per caso, quindi, che sia la meta preferita dei calvi di tutta Europa. Ma «usano tecniche vecchie, spesso non operano medici, a volte neppure infermieri, ma persone senza qualifiche».

L'avvertimento è di Pietro Rosati, chirurgo da più di trent'anni, esperto in questo tipo di interventi e docente all’Università di Ferrara, in questi giorni a Verona, dove è in corso il Congresso della Sidemast, la Società italiana di dermatologia medica, chirurgica, estetica e delle malattie sessualmente trasmesse.

Le richieste di autotrapianto di capelli degli uomini italiani sono in aumento, ma è sempre più diffusa la tendenza ad affidarsi ad agenzie “tutto compreso” che indirizzano i pazienti in Turchia, Albania, Grecia per contenere i costi.

«L’anno scorso nel nostro Paese – racconta Giampiero Girolomoni, professore di Dermatologia e venereologia all’Università di Verona - oltre 5 mila persone si sono sottoposte a un trapianto di capelli. Ma si stima che anche alcune migliaia siano coloro che si sono affidati a strutture non specializzate e poco professionali che operano prevalentemente all’estero. A noi arrivano molte complicanze come infezioni da curare per lungo tempo o cicatrici diffuse contro cui poco si può fare».

La nuova Mecca dei calvi è Istanbul, dove si trova una miriade di cliniche (se ne stimano circa 300) che offrono un trapianto di capelli a meno di 3 mila euro.

Negli ultimi dieci anni «molti medici non qualificati si sono buttati in questa attività – ricorda Rosati - spesso però senza avere competenze chirurgiche, strutture sanitarie e personale adeguati. E lo hanno fatto rispolverando una vecchia tecnica, alla quale è stato dato un nuovo nome, chiamata Fue»: i capelli vengono letteralmente “strappati” dalla nuca e impiantati nelle aree diradate; questo intervento, però, presenta molti elementi negativi, come miriadi di piccole cicatrici che determinano una importante fibrosi del cuoio capelluto con aspetto “a scolapasta” e con un effetto negativo sia sui capelli trapiantati sia su quelli ancora presenti nella zona donatrice e ricevente. Inoltre, negli ultimi anni sono sempre più numerosi i pazienti che, a distanza di anche meno di due anni con tecnica Fue, lamentano la caduta di capelli trapiantati oltre che un grave impoverimento dell’area donatrice. Un altro problema è il fatto che sempre più pazienti presentano evidenti cicatrici frutto di prelievi multipli sulla stessa zona, visibili anche con i capelli corti.

La Fut ha notevoli vantaggi rispetto alle Fue: un maggior numero di capelli trapiantabili, una percentuale più alta di attecchimento e di ricrescita, è sempre applicabile a ogni tipologia di capello, lascia una cicatrice unica e sottilissima; oltre al fatto che l’intervento chirurgico è più breve e non richiede l’associazione di una terapia farmacologica a vita. Certo ha un costo più elevato, ma «è il prezzo da pagare per evitare brutte disavventure – conclude Rosati - e per avere la certezza che la nuova chioma trapiantata resti a lungo sulla testa dei pazienti. Infatti non è importante quanti capelli vengano impiantati ma quanti attecchiranno, quanti ricresceranno e rimarranno a vita».