Se il travaglio dura più del previsto non è detto che si debba fare un cesareo

Regole da cambiare

Se il travaglio dura più del previsto non è detto che si debba fare un cesareo

Ogni donna è un caso a sé: c’è chi impiega 2 ore per arrivare a 4 centimetri di dilatazione e chi 7
redazione

birth.jpg

Non vale più la regola di un centimetro all’ora. Per molte donne la dilatazione del collo dell’utero avviene a ritmi più lenti. Ma non per questo si deve rinunciare al parto naturale.

Ci sono troppe eccezioni per poterla considerare una regola. Per decenni si è pensato che tutte le donne in travaglio dovessero rispettare la stessa “tabella di marcia”: per poter procedere a un parto naturale la dilatazione del collo dell’utero doveva avvenire al ritmo di almeno un centimetro all’ora. Ma un nuovo studio pubblicato su Plos Medicine invita i ginecologi a superare questa convinzione perché, scrivono gli autori, «esiste una grande variabilità nella durata del travaglio» e in molti casi la fase preparatoria al parto può durare più a lungo senza che per questo sia necessario un cesareo. 

Dall’analisi di 5.500 donne ammesse nei reparti di ostetricia e ginecologia di 13 ospedali in Nigeria e Uganda è emerso che la regola di 1 centimetro all’ora deve essere rivista: le donne alla prima gravidanza, così come quelle che hanno già avuto figli, spesso impiegano più di un’ora per arrivare alla dilatazione della cervice uterina di un centimetro. In generale la dilatazione procede a un ritmo più lento nelle prime fasi, fino ad arrivare a cinque centimetri, per poi accelerare in seguito fino al parto. Ogni donna è un caso a sé: per alcune ci vogliono due ore per arrivare a quattro, cinque centimetri di dilatazione, per altre ce ne vogliono sette. 

Lo studio condotto nei due Paesi africani conferma i risultati di precedenti indagini sui tempi del travaglio tra le donne di Stati Uniti, Giappone e altri Paesi e lancia lo stesso messaggio contro il ricorso disinvolto al cesareo: in caso di gravidanze singole e con la testa del bambino nella posizione corretta il bisturi può attendere. 

«Finché i parametri vitali della madre e del bambino sono buoni - dice Olufemi Oladapo, ufficiale medico nel dipartimento di salute riproduttiva e di ricerca presso l'Organizzazione Mondiale della Sanità e principale autore dello studio - e la testa del bambino sta scendendo, un ritmo di dilatazione di meno di un centimetro all’ora non è una ragione sufficiente per intervenire»

Sarebbe invece opportuno che i medici rendessero più confortevole possibile la fase del travaglio lasciando le donne libere di muoversi e di trovare la posizione meno dolorosa.

Consigli simili si trovano in un documento del 2014 redatto congiuntamente dall’American College of Obstetricians and Gynecologists (the College) e dalla Society for Maternal-Fetal Medicine che invocava un cambiamento della definizione di “travaglio anomalo” basata sulla regola dell’1 centimetro all’ora. 

«Dati recenti - scrivevano gli autori dello studio - dimostrano che il progresso del travaglio avviene oggi a un ritmo sostanzialemnte più lento di quanto finora creduto».

Il parto cesareo è ancora molto diffuso. Secondo i dati dei Centers for Disease Control and Prevention nel 2015 negli Usa una donna su quattro alla prima gravidanza considerata a basso rischio, con un bambino nella posizione giusta per poter nascere in modo naturale, è stata comunque sottoposta all’intervento chirurgico. Il numero di cesarei, concludono gli autori dello studio su Plos Medicine, si è ridotto negli ultimi tempi passando dal 26 per cento del 2014 al 25,8 per cento nel 2015. Qualcosa è cambiato, ma si può fare ancora di meglio.