Il cancro al seno si batte in compagnia

La marcia in più

Il cancro al seno si batte in compagnia

La solitudine può invalidare i successi delle cure e favorire la comparsa di recidive
Giovanna Dall’Ongaro

Il primo “grazie” va ai medici che le hanno curate. Appena ricevuta la bella notizia, le donne sopravvissute al cancro al seno sono ovviamente riconoscenti per le cure ricevute. Passa del tempo, la salute è buona, di recidive nemmeno l’ombra. A questo punto è il caso di aggiungere un altro ringraziamento: a se stesse, innanzitutto, capaci, nonostante le difficoltà, di mantenere saldi i rapporti sociali, e poi agli amici sempre presenti, alle visite dei famigliari, alla rete di persone che ruota incessantemente intorno alla propria vita.  Sì perché negli anni successivi alle terapie, allontanare la solitudine può voler dire anche allontanare la malattia. Le donne più socievoli corrono meno rischi di dover riaffrontare il cancro rispetto a quelle che vivono in solitudine.  A dirlo è uno studio pubblicato su Cancer.  

I ricercatori hanno analizzato i dati di circa 10 mila pazienti con tumore della mammella arrivando a dimostrare i vantaggi della socialità: l’isolamento aumenta il rischio di recidive del 40 per cento in confronto all’atteggiamento opposto.  Ma non finisce qui. Le solitarie hanno anche molte più probabilità di morire di cancro (60 per cento) o di altre cause (70 per cento). 

Non sono risultati sorprendenti, ammettono gli autori della ricerca: «È già ampiamente dimostrato - afferma Candyce Kroenke del Kaiser Permanente Division of Research di Oakland in California, autrice dello studio -  che le donne in generale, e quelle malate di tumore al seno in particolare, che possono contare su maggiori legami sociali hanno complessivamente un minore rischio di morte premature». 

Nel gruppo di sopravvissute al cancro reclutate per lo studio si sono registrati nell’arco di dieci anni 1.400 casi di recidive e 1.500 decessi di cui circa mille proprio a causa della malattia. Ebbene, dalla ricostruzione della vita sociale delle pazienti nei due anni successivi alla diagnosi, gli scienziati non hanno avuti dubbi: 

«I nostri risultati dimostrano - dice Kroenke - che i legami sociali hanno vantaggi evidenti sulla salute delle donne con cancro al seno, allontanando le recidive e la morte». 

Perché ciò accada non è del tutto chiaro. «Avere relazioni sociali può servire a garantire anche praticamente una migliore assistenza - dice Kassandra Alcaraz, direttrice dell’ Health Disparties Research, Behavioral Research dell’American Cancer Society - perché c’è qualcuno accanto che ti può portare dal medico, oppure che ascolta le tue preoccupazioni e ti mette in contatto con chi ti può aiutare a gestire meglio la malattia». 

Curiosamente però non tutti i tipi di socialità funzionano allo stesso modo per tutte le donne. Gli autori dello studio hanno scoperto, per esempio, che per alcune donne i benefici maggiori si hanno dalla vicinanza dei famigliari, mentre per altre dalla presenza accanto di un marito. I vantaggi del matrimonio valgono, per esempio, solo per le donne meno giovani. Ci sono casi, poi,  in cui partecipare attivamente alla iniziative della comunità in cui si vive può essere più utile che andare a cena fuori con una manciata di amici.  Un dato vale però per tutte: il nesso tra legami sociali e prognosi è più forte nelle donne che hanno un tumore ad uno stadio poco avanzato, 1 o 2. 

In conclusione,  Kroencke e i colleghi invitano i medici a non trascurare i risultati del loro studio. Al momento delle dimissioni di una paziente dovrebbero quindi ricordarsi di consigliare alle donne di evitare un pericoloso fattore di rischio: la solitudine.