Crescono in Lombardia i trapianti di tessuto muscolo-scheletrico

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Crescono in Lombardia i trapianti di tessuto muscolo-scheletrico

di Michele Musso
Da circa 500 negli anni passati a 1.800 nel solo 2012: un vero e proprio boom del trapianti di tessuto muscolare e di osso in Lombardia. Sono interventi che possono evitare l’amputazione di un arto e migliorare la qualità di vita di pazienti vittime di incidenti invalidanti. Pur non trattandosi di trapianti salvavita, permettono di curare alcune gravi patologie ossee, che diversamente avrebbero un decorso peggiore. Sui 1.800 interventi, in 450 casi circa è stato utilizzato tessuto muscolo-tendineo (tendini e menischi); l’osso nelle sue varie forme è stato invece richiesto nel 77% dei casi. Rispondono a queste richieste le Banche regionali per la conservazione del tessuto muscolo-scheletrico. In Italia sono sei le strutture certificate a cui è possibile rivolgersi per ricevere tendini, tessuti e ossa; si trovano a Milano, Torino, Bologna, Firenze, Treviso e Roma. La Banca di Milano ha iniziato la sua attività nel 2003, mentre la prima nata in Italia, agli Istituti Rizzoli di Bologna, risale al 1962. Nonostante i trapianti di tessuto muscolo-scheletrico abbiano un impatto minore sui media e sull’immaginario collettivo rispetto a quelli di organi, costituiscono un settore della medicina in rapida espansione e che offre notevoli possibilità terapeutiche. «Diversamente da quanto avviene per gli organi, il trapianto di tessuti non contempla alcun rischio di rigetto - spiega Clara Terzaghi, responsabile medico all’interno della Banca regionale del tessuto muscolo-scheletrico della Lombardia e specialista in Ortopedia e traumatologia all’Unità di Chirurgia articolare mininvasiva dell’Istituto ortopedico G. Pini - poiché non è necessario che vi sia compatibilità tra donatore e ricevente. La maggior parte della popolazione non conosce la nostra Banca e non sa che è possibile “donare” l’osso e i tendini. Se avessimo una maggiore disponibilità di questi tessuti, potremmo soddisfare meglio le crescenti richieste dei pazienti e garantire alla popolazione lombarda molti più interventi di ricostruzione. In un futuro prossimo, potremmo ipotizzare interventi di ricostruzione sempre più complessi con il solo tessuto omologo». I tessuti conservati presso le banche vengono prelevati da donatori viventi o deceduti e possono essere elementi ossei (per esempio, la testa di femore) o muscolo-scheletrici (cartilagini, menischi, tendini). I criteri di inclusione, piuttosto restrittivi, sono i medesimi per entrambi i tipi di donatori. Nel caso del donatore deceduto è importante che la causa di morte non sia sconosciuta e che venga effettuata l’autopsia. L’équipe di medici che effettua il prelievo e il trapianto è diversa da quella che esegue l’accertamento di morte, un provvedimento introdotto per legge, per evitare che vi possa essere qualsiasi tipo di conflitto d’interesse. Il consenso rappresenta un elemento importante; nel caso del donatore vivente, viene compilato e firmato direttamente dal paziente; nel caso di donatore deceduto, viene accordato e firmato dai familiari.