Antonio Benedetti è il nuovo presidente della Sige

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Antonio Benedetti è il nuovo presidente della Sige

di redazione

Cambio alla guida della Sige, la Società italiana di gastroenterologia ed endoscopia digestiva, che da oggi ha come presidente Antonio Benedetti, direttore della Clinica di Gastroenterologia degli Ospedali Riuniti - Università Politecnica delle Marche.

«Sono davvero contento ed emozionato – commenta Benedetti – per questo incarico di grande prestigio e responsabilità. Ho avuto la fortuna di essere da anni all’interno della Società come Consigliere e di conoscerla a fondo. Sono orgoglioso di questa nomina e il mio primo obiettivo come presidente sarà quello di intensificare il processo di Federazione nazionale con le altre Società scientifiche che si interessano a livello nazionale di gastroenterologia».

La Sige si è sviluppata nel tempo con l'obiettivo di promuovere la ricerca in ambito gastroenterologico, sostenere ed espandere la formazione di medici e ricercatori nel campo delle malattie digestive e sensibilizzare l'opinione pubblica sull'importanza socio-economica che queste rivestono. Ne fanno parte circa mille medici tra ospedalieri, universitari e liberi professionisti.

Tra i prossimi obiettivi della Società scientifica c'è di dar vita a un Centro studi gastroenterologico per la gestione e la creazione di importanti trial clinici in quest'area da parte di professionisti particolarmente attivi nel campo della ricerca e a una raccolta fondi, per la quale sarà istituita una commissione specifica all’interno del Direttivo della Società, «per poter realizzare il cospicuo programma di attività che verranno messe in piedi nei prossimi anni».

Uno dei segni distintivi della Sige, fondata a Milano nel 1935, sarà l’attenzione ai giovani: «Un lavoro costante verrà messo in atto con i giovani medici gastroenterologi – preannuncia infatti il neo presidente - che sono una risorsa fondamentale perché spesso forieri di idee molto aggiornate e innovative e con i medici di medicina generale con l’obiettivo di istituire la gastroenterologia territoriale, a oggi inesistente».