Arretra ma tiene il mercato dei medicinali generici-equivalenti. Per i biosimilari un 2019 da incorniciare: quasi 80% di crescita

Farmaci

Arretra ma tiene il mercato dei medicinali generici-equivalenti. Per i biosimilari un 2019 da incorniciare: quasi 80% di crescita

di redazione

Nel 2019 i farmaci generici-equivalenti hanno assorbito, nel canale farmacia, iil 22,16% del totale del mercato a confezioni (era il 22,23% nel 2018) e il 14,1% del mercato a valori (13,8 l’anno recedente).

Risultati tutto sommato positivi quelli contenuti nel report annuale dal Centro studi Assogenerici, l'Associazione delle imprese del settore, rispetto al generalizzato arretramento sia del mercato farmaceutico complessivo (-4,4% a volumi; -2,2% a valori) sia del mercato dei “griffati” a brevetto scaduto (-4,5% a volumi; -2,7% a valori).

Più in dettaglio, tra i dati del rapporto spiccano i 1.095 milioni di euro che i cittadini hanno versato di tasca propria per pagare la differenza di prezzo e poter ritirare il prodotto “di marca” invece dell'equivalente. Tra i medicinali rimborsati dal Servizio sanitario pubblico, le aree terapeutiche in cui si registra la maggiore diffusione degli equivalenti sono gli inibitori di pompa protonica (50,60% a unità) i biguanidi semplici (ipoglicemizzanti, 50,30% a unità); seguono beta-bloccanti, statine e ACE-inibitori. Per quanto riguarda la classe C, a totale carico del cittadino, la molecola a maggior incidenza di utilizzo di farmaci equivalenti si conferma il lorazepam (tranquillanti, 25%).

Boom dei biosimilari. Nel 2019 le molecole biosimilari in commercio sul mercato italiano sono salite da dodici a quattordici e hanno assorbito il 30% dei consumi nazionali (era 17% nel 2018) contro il 70% dei corrispondenti originator, registrando una crescita complessiva dei consumi del 78,9% rispetto ai dodici mesi precedenti.

Ampiamente diversificato, ma stabile, il quadro dei consumi a livello regionale: a registrare il maggior consumo di biosimilari per tutte le molecole in commercio sono la Valle d’Aosta e il Piemonte con una incidenza dei biosimilari del 65,13% sul mercato complessivo di riferimento; seguono Emilia Romagna (63,53%), Marche (57,61%) e Toscana (50,03%). All’estremo opposto Umbria (10,38%), Puglia (14,79%) e Trentino (15,64%).

Häusermann confermato presidente. Governance, Prontuario, tetti di spesa, accesso al mercato, flessibilità regolatoria e sburocratizzazione dei rapporti con la Pubblica Amministrazine, meccanismi di gara in ospedale.

Sono questi i primi temi dell'agenda post-Covid per l’Associazione dei produttori di farmaci equivalenti, biosimilari e value added che giovedì 14 maggio ha rinnovato gli organi istituzionali per il biennio 2020 – 2021, confermando ancora una volta alla presidenza Enrique Häusermann.

«Il nostro primo obiettivo dovrà essere quello di lavorare a ridefinire la supply chain internazionale delle forniture – annuncia Hausermann - scommettendo con il Governo su una nuova politica industriale per il farmaco, con al centro un’attenta riflessione sulla sostenibilità del segmento equivalenti, biosimilari e value added, che ha dato un contributo essenziale durante questa pandemia e ancora lo darà in futuro. Serve un piano di politica industriale che ci consenta di sfruttare tutte le occasioni di rilancio e investimento del post crisi Covid-19, traendo spunto dalla difficile esperienza di questi mesi».

Tra i sette vicepresidenti eletti nell'ambito dei quindici membri del Consiglio direttivo, Stefano Collatina continuerà a coordinare l’Italian Biosimilars Group.