Coronavirus. La discesa è finita: i casi riprendono a salire

Il monitoraggio

Coronavirus. La discesa è finita: i casi riprendono a salire

Preoccupa il numero elevato di non vaccinati tra gli ultra-sessantenni. Nella fascia di età tra i 60 e i 69 anni solo il 55 per cento ha ricevuto due dosi di vaccino

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Immagine: Jerónimo Roure Pérez, CC BY-SA 4.0 <https://creativecommons.org/licenses/by-sa/4.0>, via Wikimedia Commons
di redazione

Dopo più di tre mesi di discesa, i nuovi casi di Covid nella settimana tra il 30 giugno e il 6 luglio sono saliti. Per ora si tratta di poche decine di casi in più al giorno, ma il segnale non è da prendere sotto gamba. 

Quello dei nuovi casi è il primo dato che salta all’occhio nel monitoraggio indipendente della Fondazione GIMBE che ha rilevato una situazione ancora in miglioramento per gli altri indicatori dell’andamento della pandemia. Sono scesi i decessi (passati da 220 della precedente settimana a 162 della settimana attuale), i casi attualmente positivi (52.824 VS 42.579), le persone in isolamento domiciliare (50.878 VS 41.121), i ricoveri con sintomi (1.676 VS 1.271) e le terapie intensive (270 VS 187) . 

«Sul fronte dei nuovi casi settimanali – dichiara il presidente della Fondazione GIMBE Nino Cartabellotta – dopo 15 settimane consecutive di discesa si rileva un incremento del 5% rispetto alla settimana precedente.  Anche l’attività di testing, dopo 7 settimane di calo, registra un aumento del 15,5%, continuando tuttavia ad attestarsi su numeri troppo bassi, con conseguente sottostima dei nuovi casi e insufficiente tracciamento dei contatti». 

Dalla settimana 5-11 maggio il numero di persone testate settimanalmente si è progressivamente ridotto del 60,3%, passando da 662.549 a 263.213, per poi risalire questa settimana a 303.969. In 11 Regioni si registra un’inversione di tendenza con un incremento percentuale dei nuovi casi rispetto alla settimana precedente, mentre le restanti 10 Regioni si confermano in calo. I decessi, dopo l’apparente stabilizzazione della scorsa settimana verosimilmente imputabile a ricalcoli, hanno ripreso a scendere attestandosi nell’ultima settimana a 162 con una media di 23 al giorno rispetto ai 31 della settimana precedente.

«Il trend dei pazienti ospedalizzati prosegue la sua discesa sia in area medica che in terapia intensiva, dove l’occupazione di posti letto da parte dei pazienti COVID si attesta al 2%», afferma Renata Gili, responsabile Ricerca sui Servizi Sanitari della Fondazione GIMBE. «Tutte le Regioni registrano valori inferiori al 10% e sono 8 le Regioni che non contano pazienti COVID ricoverati in area critica». 

In dettaglio, dal picco del 6 aprile i posti letto occupati in area medica sono scesi da 29.337 a 1.271 (-95,7%) e quelli in terapia intensiva da 3.743 a 187 (-95%). Le persone in isolamento domiciliare, dal picco del 28 marzo, sono passate da 540.855 a 41.121 (-94,2%). «Gli ingressi giornalieri in terapia intensiva – spiega Marco Mosti, Direttore Operativo della Fondazione GIMBE – sono in calo da oltre 3 mesi e la media mobile a 7 giorni è di 5 ingressi al giorno».

Per quel che concerne i vaccini, invece, pur progredendo la campagna di vaccinazione, si riscontrano diversi problemi. 

Innanzitutto per quel che riguarda le forniture. Al 7 luglio sono state consegnate quasi 61 milioni di dosi, pari all’80% di quelle previste per il primo semestre 2021.

«Rispetto alle forniture stimate nel Piano vaccinale – dice Cartabellotta – nel secondo trimestre sono state consegnate 15.234.673 dosi in meno rispetto al previsto, sia per la mancata autorizzazione di CureVac (48% delle dosi mancanti), sia per le consegne inferiori all’atteso da parte di AstraZeneca (-2.383.205 dosi, 15,6% del totale) e Johnson & Johnson (-5.052.685 dosi, 33,2% del totale)». 

Per il terzo trimestre, invece, disponiamo “sulla carta” di 45.496.439 dosi di vaccini a mRna (48,3%), 41.950.684 dosi di vaccini a vettore adenovirale (44,5%), oltre a 6.640.000 dosi del vaccino di CureVac che, non avendo superato con successo i test clinici, dovrebbero essere eliminate nel prossimo aggiornamento del piano delle forniture, attualmente fermo al 23 aprile 2021.

Sul fronte della campagna vaccinale, al 7 luglio il 59,6% della popolazione ha ricevuto almeno una dose di vaccino (circa 35 milioni di persone ) e il 36,4% ha completato il ciclo vaccinale. Preoccupa il fatto che nell’ultima settimana si è registrata una nuova flessione delle somministrazioni che scendono del 4,1 per cento con una media mobile a 7 giorni di 524.202 inoculazioni al giorno. 

Per Gimbe, il rallentamento è imputabile all’incertezza relativa alle dosi in arrivo, oltre che alla diffidenza sempre maggiore nei confronti dei vaccini AstraZeneca e Johnson & Johnson. Rimangono tuttavia oltre 6 milioni di dosi già consegnate alle Regioni in attesa di essere inoculate: 2.095.382 di Pfizer/BioNTech, 600.970 di Moderna, 2.365.462 di AstraZeneca, 1.000.007 di Johnson & Johnson. «Va inoltre rilevato come la percentuale di prime dosi sul totale delle dosi somministrate – spiega Mosti – sia in riduzione da 3 settimane consecutive con un valore che dal 74% della settimana 7-13 giugno è sceso al 38% della settimana 28 giugno-4 luglio, con un calo del 49% in 3 settimane».

Tra gli elementi di maggiore criticità la bassa copertura con la vaccinazione delle classi di età più a rischio. Se tra gli ultra-ottantenni  ormai la percentuale di quanti hanno ricevuto il vaccino è ormai superiore al 90 per cento, per le classi di età leggermente più giovani le percentuali crollano: il 67,2 per cento ha completato il ciclo nella fascia di età 70-79 e il 54,9 per cento tra i  60-69enni.

Sono questi a essere a maggior rischio per gli effetti delle varianti più contagiose che stanno circolando nelle ultime settimane. «L’incremento dei casi conseguente alla diffusione della variante delta – conclude Cartabellotta – destinato a continuare nelle prossime settimane non deve generare allarmismi. Certo, il dato preoccupa per il suo potenziale impatto sugli ospedali che sarà inversamente proporzionale alla copertura vaccinale completa degli over 60. Ecco perché, oltre a potenziare contact tracing e sequenziamento, occorre sia mettere in campo strategie di chiamata attiva per gli over 60 che non si sono ancora prenotati, sia accelerare la somministrazione delle seconde dosi. Infine, siamo tutti chiamati a contribuire attivamente a rallentare la diffusione della variante delta mantenendo comportamenti responsabili ed evitando gli errori della scorsa estate».