Così la pandemia ha cambiato il sonno

Lo studio

Così la pandemia ha cambiato il sonno

C’è chi ha ritardato la sveglia mattutina. C’è chi va a dormire più tardi e si sveglia prime. E c’è chi ha spostato gli orari del sonno e della veglia e vive come se avesse il jet lag. Non si può dire se sia meglio o peggio. Quel che è certo è che il “sonno pandemico” è diverso

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Immagine: Edralis / CC BY-SA (https://creativecommons.org/licenses/by-sa/3.0)
di redazione

La pandemia ha cambiato molte cose. Una di queste è il sonno. Nel tempo di Covid-19 non si dorme più come prima. I disturbi del sonno sono per lo più aumentati, anche se c’è chi invece dorme meglio e più di prima. Si dorme comunque in modo diverso. E un gruppo di ricercatori canadesi ha individuato tre tipologie del nuovo “sonno pandemico”: c’è chi ha prolungato la sua permanenza a letto ritardando il momento del risveglio, c’è chi ha ridotto il riposo notturno andando a dormire più tardi e svegliandosi prima e, infine, c’è chi ha spostato gli orari ritardando sia il momento in cui va a coricarsi sia quello in cui si alza al mattino. 

I tre tipi di cambiamenti associati alla pandemia sono emersi da un sondaggio che ha coinvolto più di 5mila persone in Canada tra i 16 e i 95 anni condotto tra il 3 aprile e il 24 giugno. I partecipanti hanno risposto a questionari sulle loro abitudini riguardo al sonno prima e dopo la pandemia. 

La percentuale di disturbi del sonno era del 36 per cento prima della comparsa del nuovo coronavirus  mentre era salita al 51 per cento dopo l’emergenza sanitaria. L’8 per cento delle persone intervistate ha dichiarato di aver aumentato l’uso di farmaci per favorire il sonno. 

Dall’analisi delle risposte, i ricercatori hanno potuto riconoscere tre categorie di sonno pandemico, ognuna delle quali con disturbi specifici. Le persone che hanno aumentato le ore di sonno ritardando la sveglia mattutina non hanno avuto grandi stravolgimenti. Chi invece ha ridotto le ore di sonno ha dormito in media un’ora meno nel periodo della pandemia. Chi ha fatto slittare gli orari del sonno e della veglia ha cambiato le abitudini in maniera più evidente. Gli appartenenti a questa categoria durante la pandemia hanno colto l’occasione per ritardare l’appuntamento notturno con il letto ben oltre l’orario che avrebbero scelto come trasgressione all’abitudine nel periodo pre-pandemia. 

E hanno sperimentato una specie di jet leg con un forte impatto sulla vita sociale. In questo gruppo di persone si è registrata la maggiore difficoltà a prendere sonno. Mentre le maggiori difficoltà a mantenere il sonno e a svegliarsi la mattina sono state osservate in chi aveva ridotto le ore di sonno. 

I tre gruppi avevano anche mostrato reazioni psicologiche diverse alla pandemia. Chi aveva ridotto il tempo passato a dormire e chi aveva spostato gli orari del sonno mostrava maggiori segni di stress, ansia e depressione, rispetto a chi aveva allungato le dormite. 

«I nostri risultati suggeriscono che gli effetti della pandemia sul sonno sono più complessi del semplice buono o cattivo. La pandemia è un fattore di stress esterno globale con conseguenze diffuse che in molti casi procura un certo grado di disagio psicologico, che a sua volta interagisce con il sonno. La pandemia può portare le persone a cambiare alcuni comportamenti che riguardano il sonno, come l'ora in cui vanno a letto, si svegliano e il tempo complessivo che trascorrono a letto. E questi cambiamenti comportamentali possono anche incidere in maniera ampia su alcuni aspetti del sonno come la qualità, la durata, il livello di jet lag sociale e la frequenza e la gravità dei disturbi del sonno, ha osservato Rebecca Robillard, della University of Ottawa, a capo dello studio. I risultati dell’indagine sono stati presentati a Sleep 2020, il meeting congiunto dell’American Academy of Sleep Medicine e della Sleep Research Society.