Covid-19. L’allarme dell’ECDC: «Preoccupante aumento dei casi: rischiamo di tornare ai livelli della primavera»

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Covid-19. L’allarme dell’ECDC: «Preoccupante aumento dei casi: rischiamo di tornare ai livelli della primavera»

Preoccupano soprattutto i Paesi in cui la ripresa dell'epidemia coincide con un aumento dei casi riscontrati in persone anziane e, di conseguenza, con una maggiore percentuale di casi gravi e che richiedono il ricovero

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La commissaria UE alla Salute e alla Sicurezza Alimentare Stella Kyriakides. Immagine: © European Union 2020, photo: Jennifer Jacquemart
di redazione

«Questa potrebbe essere la nostra ultima possibilità per evitare che si ripeta quel che è accaduto la scorsa primavera».

Lo dice senza mezzi termini Stella Kyriakides, Commissaria UE per la salute e la sicurezza alimentare nella conferenza stampa in cui il Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (ECDC) ha presentato la sua valutazione del rischio relativa alla pandemia Covid-19, insieme a una serie di linee guida per interventi non farmaceutici (come l'igiene delle mani, l'allontanamento fisico, la pulizia e la ventilazione).

Il documento avverte che in alcuni Paesi europei, dai focolai circoscritti che hanno caratterizzato gli ultimi mesi, si sta andando dritti verso la trasmissione sostenuta del virus nella comunità. 

I tassi di notifica dei casi COVID-19 sono aumentati costantemente dall'agosto 2020 in tutta Europa, spiega la valutazione. Ma questo non è avvenuto allo stesso modo in tutti i Paesi. In diversi paesi l'aumento osservato è correlato all’aumento del numero di test eseguiti e all’intensa trasmissione tra le fasce più giovani della popolazione (15-49 anni). In tali paesi la maggior parte dei casi rilevati sono lievi o asintomatici. 

Tuttavia, segnala il report, in altri paesi, l’aumento coincide con un incremento dei casi riscontrati in persone anziane e, di conseguenza, con una percentuale maggiore di casi ricoverati e gravi. 

I dati rilevati nelle ultime settimane, secondo l’Ecdc, indicano che gli interventi messi in atto non hanno ottenuto l’effetto desiderato, o perché le misure non sono state seguite in maniera ottimale o perché le stesse misure non erano adeguate per ridurre o controllare la trasmissione dell’infezione. 

Immagine: © Ecdc

C’è poi un altro aspetto da considerare: nella gran parte dei Paesi europei gli studi di sieroprevalenza hanno mostrato che il livello di immunità nella popolazione è inferiore al 15 per cento. Ciò significa che il virus ha ancora davanti a sé praterie.

«La nuova valutazione dei rischi odierna ci mostra chiaramente che non possiamo abbassare la guardia», ha detto Stella Kyriakides. «Con alcuni Stati membri che hanno registrato un numero di casi più elevato rispetto al picco di marzo, è assolutamente chiaro che questa crisi non è alle nostre spalle. Siamo in un momento decisivo e tutti devono agire con decisione e utilizzare gli strumenti di cui disponiamo. Ciò significa che tutti gli Stati membri devono essere pronti a mettere in atto misure di controllo immediatamente e al momento giusto, al primissimo segnale di potenziali nuovi focolai». 

«Attualmente stiamo assistendo a un preoccupante aumento del numero di casi di COVID-19 rilevati in Europa», ha aggiunto la direttrice dell’Ecdc Andrea Ammon. «Fino a quando non sarà disponibile un vaccino sicuro ed efficace, l'identificazione rapida, i test e la quarantena dei contatti ad alto rischio sono alcune delle misure più efficaci per ridurre la trasmissione. È anche responsabilità di tutti mantenere le necessarie misure di protezione personale come l'allontanamento fisico, l'igiene delle mani e restare a casa quando ci si sente male. La pandemia è tutt'altro che finita e non dobbiamo abbassare la guardia».