Cure migliori e vita più serena grazie all’innovazione digitale. Ma in Italia stenta a decollare

La sfida

Cure migliori e vita più serena grazie all’innovazione digitale. Ma in Italia stenta a decollare

di redazione

«La tecnologia sta rivoluzionando la medicina e il diabete è un osservatorio privilegiato per capirne il reale impatto: è infatti una patologia per la quale sono già disponibili tantissimi strumenti innovativi per la gestione dei pazienti, dai sistemi di monitoraggio glicemico in continuo ai piani terapeutici informatizzati, dai sensori indossabili alle cartelle cliniche digitali. Sappiamo che tutto questo può contribuire a migliorare la gestione della malattia, aumentando il tempo trascorso con la glicemia nella norma e quindi riducendo il rischio di eventi avversi o complicanze con un risparmio ingente di risorse economiche».

Così Mariano Agrusta, coordinatore nazionale Gruppo di Studio AMD Psicologia e Diabete, illustra nel corso del convegno “Digitalizzazione e Diabete” in corso a Napoli il futuro che è già qui e che potrebbe migliorare drasticamente la gestione della malattia, la qualità dell’assistenza e la vita dei malati. 

Un futuro di cui però l’Italia fa fatica ad appropriarsi. 

Se da un lato computer e web sono già oggi usati da oltre 15 milioni di italiani tra medici e pazienti per raccogliere i dati anagrafici, stilare i piani terapeutici, coordinare le prenotazioni, dall’altro l’informatizzazione scarseggia quando si tratta di gestire i bisogni clinici della persona con diabete nella vita di tutti i giorni. Un problema di risorse, certo, visto che il nostro Paese spende appena 22 euro pro capite per la sanità digitale contro i 60 del Regno Unito o i 40 della Francia. 

Ma non solo.

Il caso diabete

Il diabete è un vero e proprio laboratorio per osservare le difficoltà che il nostro Paese affronta nei processi di digitalizzazione della sanità. 

Sono poche le malattie in cui sono disponibili tanti strumenti innovativi digitali. Di semplice utilizzo per medico e malato e di grande utilità. Qualcuna: le applicazioni per smartphone e tablet che spronano a raggiungere nuovi obiettivi di salute come in un gioco; le tecnologie per il monitoraggio continuo della glicemia con possibile condivisione istantanea dei dati col proprio medico; cartelle cliniche capace di contenere tutta la storia sanitaria del paziente. 

Tecnologie che nel futuro saranno di certo strumenti imprescindibili della malattia contribuendo a una sua gestione ottimale e al raggiungimento degli obiettivi terapeutici, tuttora lontani per oltre il 90% dei diabetici in Europa. 

A beneficiarne saranno non solo per medici e pazienti ma anche i servizi sanitari: la sanità digitale potrebbe infatti essere un mezzo efficace per contenere i costi senza tagliare sulle prestazioni ma, anzi, rendendole ancora più rispondenti ai reali bisogni dei cittadini.

Un gioco molto serio

«La sfida, nel diabete, è utilizzare i servizi digitali per una gestione a 360 gradi della patologia lungo tutto il percorso del paziente», osserva Andrea Boaretto, fondatore e CEO di Personalive, start-up nata presso il PoliHub del Politecnico di Milano. «La gestione può migliorare per esempio con app che sfruttino dinamiche simili a quelle del gioco, per esempio prevedendo livelli da superare aumentando l’attività fisica, oppure con strumenti che aiutino a trovare sempre una farmacia o un medico ovunque ci si trovi, ma anche attraverso la condivisione dei propri dati sanitari col curante: in caso di ipoglicemia il paziente chiamerà sempre aiuto col telefono, ma se i medici potranno immediatamente accedere a tutti i dati sanitari che lo riguardano grazie alle risorse digitali anche i soccorsi saranno più efficienti. Lungo tutto il percorso del paziente ci sono innumerevoli occasioni in cui il digitale può fare la differenza, l’obiettivo è coglierle dando risposte adeguate e personalizzate in base alle esigenze del paziente».

Ne sono convinti anche i medici. 

«Grazie all’aiuto dei servizi digitali – sottolinea Fabio Broglio, professore associato in endocrinologia all’Università degli Studi di Torino – il medico può avere davanti a sé un quadro clinico del paziente più chiaro e immediato, in qualsiasi momento. Questo è molto utile, soprattutto nei pazienti anziani con altre patologie da gestire visti da più di uno specialista: avere accesso ai dati digitali può ridurre il rischio di ripetere esami e prescrizioni, diminuendo anche un’evenienza pericolosa e purtroppo non inconsueta, ovvero prendere lo stesso principio attivo due volte perché prescritto con nomi diversi. Un monitoraggio dei parametri a distanza, poi, può consentire al medico di chiamare il paziente solo quando qualcosa non va e ce n’è davvero bisogno, diminuendo le visite inutili: lo abbiamo testato su donne con diabete gestazionale, osservando che le pazienti non si sono sentite abbandonate, anzi si sono sentite più sicure, certe che in caso di bisogno l’allerta ai medici sarebbe stato immediato. I servizi digitali quindi non pregiudicano il rapporto col malato, - continua Broglio - anzi possono migliorarlo perché così resta più tempo da dedicare ai reali bisogni e al rapporto con lui; l’essenziale sarà riuscire a far sì che tutti i dati del paziente possano arrivare sulle piattaforme di gestione clinica senza un intervento diretto dell’assistito, così da coinvolgere anche i meno avvezzi alla tecnologia, per esempio i più anziani. Con questi presupposti la qualità dei risultati clinici potrà migliorare e ciò, unito al taglio di visite ed esami inutili, fa sì che la digitalizzazione sia un’opportunità di risparmio tangibile, essenziale in un periodo in cui la spesa sanitaria pubblica è stabile ma i fabbisogni sono in continuo aumento per l’invecchiamento della popolazione e l’incremento dei pazienti con patologie croniche».

Certo, avverte Agrusta: «dobbiamo anche chiederci però come tutto questo cambierà il rapporto medico-paziente, come si potranno gestire moli enormi di dati, come la tecnologia ci aiuterà a passare da una medicina che rispondeva a una sintomatologia a una che la prevenga e la anticipi».

Innovazione che migliora la vita

«La sfida della digitalizzazione è stata accolta con molto interesse da Roche Diabetes, perché crediamo che i servizi offerti dalle nuove tecnologie possano portare un valore aggiunto e decisivo nella gestione del diabete: anche per questo sosteniamo il convegno Digitalizzazione e Diabete nell’adulto, perché crediamo che il confronto su questi temi possa indicare la strada da percorrere nel prossimo futuro», dice Massimo Balestri, AD Roche Diabetes. «Si tratta di una strada che può portare a una maggiore sostenibilità del sistema salute del nostro Paese, messo a dura prova dai cambiamenti demografici in atto e dall’incremento continuo del numero di persone con diabete: anche per questo Roche Diabetes è impegnata in prima persona nello sviluppo di un ecosistema digitale aperto e integrato che permetta di far colloquiare diversi dispositivi come glucometri, sensori impiantabili, specifiche app e cartella clinica digitale, per aiutare i medici a migliorare la gestione dei loro pazienti e di conseguenza i risultati clinici, le persone con diabete a migliorare la loro quotidianità e quindi qualità di vita e, infine, a sostenere le Istituzioni nel mantenere in equilibrio economico il sistema». 

«Per guidare i processi di digitalizzazione che ci attendono – conclude Agrusta – è, infatti, fondamentale il coinvolgimento delle Istituzioni». Tuttavia, avverte, «una guida di sistema è fondamentale per evitare che le Regioni vadano in ordine sparso e si creino differenze sostanziali, con aree di serie A dove la digitalizzazione sia funzionante e utile e Regioni di serie B prive di servizi digitali».