Da Prato a Santiago di Compostela dopo aver sconfitto il melanoma metastatico

Immunoterapia

Da Prato a Santiago di Compostela dopo aver sconfitto il melanoma metastatico

redazione

Aveva un'aspettativa di vita di tre mesi. Adesso le metastasi sono scomparse ed in partenza per il cammino di Santiago di Compostela.

In poche parole è questa la storia di un signore che vive a Prato, paziente dell'Immunoterapia oncologica dell'Azienda ospedaliero-universitaria senese diretta da Michele Maio, che ha scelto di rendere pubblica la propria vicenda personale proprio ora che si accinge a partire per il Cammino di Santiago. Un'esperienza che «vuole essere un'altra prova da affrontare – spiega - perchè chi vuole vedere l'arcobaleno deve imparare ad amare la pioggia».

Il prossimo 3 maggio partirà da solo e raggiungerà Lourdes il giorno dopo; con mezzi pubblici raggiungerà poi Somport e il 5 maggio, di buon’ora, inizierà il Cammino Aragonese tentando di percorrere a piedi tutti i 970 chilometri fino a Finisterre e indossando per tutto il tragitto la maglia della onlus Aquattromani, che aiuta i pazienti in cura al reparto diretto da Maio.

«La mia esperienza – racconta il paziente - è stata tragica e straordinaria al tempo stesso: a causa di un melanoma in fase avanzata ho dovuto sottopormi nella mia città, a Prato, tra il 2011 e il 2013, a varie operazioni chirurgiche molto invasive per cercare di togliere le metastasi che ogni tanto si manifestavano in varie zone del corpo finchè, nel giugno del 2013, mi è stata rilevata una metastasi in zona non operabile che non mi avrebbe lasciato chance di sopravvivenza». Da alcuni mesi, fortunatamente, il paziente era entrato in contatto con il reparto di Maio chegli hanno proposto di inserirsi in un protocollo sperimentale nel reparto. Grazie a queste cure «ho affrontato e sconfitto la malattia un anno dopo». Da pochi mesi il paziente ha sospeso la terapia, continuando i controlli periodici, sempre supportato dal team medico e infermieristico. «Il Cammino di Santiago, pur essendo un'esperienza impegnativa dal punto di vista fisico, rappresenta per me una tappa importante da affrontare – conclude - e, durante il tragitto, indossando la maglia della onlus, il mio pensiero sarà rivolto ai tanti compagni di viaggio incontrati in reparto».