Dall’apprendimento, all’importanza del sonno: le istruzioni degli esperti su come “usare il cervello”

Settimana Mondiale del Cervello

Dall’apprendimento, all’importanza del sonno: le istruzioni degli esperti su come “usare il cervello”

di redazione

Di quello che Charlie Chaplin definiva «il nostro giocattolo più grande» abbiamo scoperto molte cose. A riassumere i risultati dei numerosi studi sul cervello sono gli esperti della Società Italiana di Neurologia (Sin) in occasione della Settimana Mondiale del Cervello (14-20 marzo). 

Del cervello sappiamo, per esempio, che può contare su meccanismi di compensazione per mantenersi in forma. 

«Fin dall’età giovanile – dichiara Leandro Provinciali, presidente Sin e direttore della Clinica Neurologica e del Dipartimento di Scienze Neurologiche degli Ospedali Riuniti di Ancona - il cervello riduce la sua componente più nobile, la quantità di neuroni: in pratica, a breve distanza dall’epoca in cui ha completato il proprio sviluppo inizia a perdere cellule ma, con l’apprendimento, crea nuove connessioni fra i neuroni. In realtà, i collegamenti fra i neuroni rimangono attivi se impiegati con continuità, mentre il numero delle cellule decresce progressivamente, pur non compromettendo le prestazioni fino all’età molto avanzata».

Tra gli altri risultati della ricerca sul cervello, gli scienziati puntano l’attenzione sul rapporto tra il sonno e l’invecchiamento cerebrale: da un lato, dormire poco e male contribuisce al declino cognitivo e al rischio di demenza, dall’altro, durante la senilità si assiste ad un’alterazione del ciclo sonno/veglia con maggiore vulnerabilità a stimoli esterni a causa della riduzione delle onde delta del sonno profondo, con conseguente maggior frammentazione del sonno.

«I disturbi del sonno colpiscono circa 13 milioni di italiani – ha affermato il Gianluigi Gigli, Ordinario di Neurologia presso l’Università di Udine -.  I principali sono l’insonnia, che, in forma più o meno grave, colpisce circa il 41 per cento della popolazione, la sindrome delle apnee in sonno, di cui soffrono circa 2 milioni di italiani, la sindrome delle gambe senza riposo, che colpisce 3 milioni di italiani, ed i disturbi del ritmo circadiano. I disturbi del sonno si associano spesso ad altre malattie, soprattutto a carico del Sistema Nervoso».

Un buon sonno è quindi strettamente correlato a un buon cervello. Tanto è vero che molte malattie cerebrali si manifestano con fastidiosi disturbi mentre si dorme.

La sindrome delle apnee notturne per esempio è un fattore di rischio riconosciuto per malattie cardio e cerebrovascolari. Ma i sintomi della malattia non vengono facilmente riconosciuti. 

Ora, la recente approvazione della direttiva europea sul rilascio della patente di guida ha costretto anche l’Italia a confrontarsi con il problema della diagnosi della narcolessia e della sindrome delle apnee ostruttive nel sonno. 

La risposta al problema  finora è stata insufficiente, lamentano gli scienziati della Sin. Bisogna adeguare il servizio sanitario nazionale alle esigenze diagnostiche legate alla patente di guida, attraverso l'organizzazione di una rete di Servizi di Medicina del Sonno. La soluzione non deve necessariamente essere quella di togliere la patente di guida a chi soffre di malattie del sonno, una diagnosi corretta può indicare gli strumenti a disposizione per combattere la sonnolenza diurna, a cominciare dal trattamento ventilatorio notturno per le apnee. E una successiva visita neurologica può valutare la regressione dei sintomi.