Dopo la pandemia, più ricerca e meno burocrazia per imprese del biotech

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Dopo la pandemia, più ricerca e meno burocrazia per imprese del biotech

di redazione

Quasi la metà delle imprese italiane del settore biotech ritiene che, superata la pandemia da Coronavirus, sia urgente individuare un piano di lungo periodo per la Ricerca e l'innovazione (42%) così come destinare più investimenti in Ricerca & Sviluppo (41%), mentre le imprese a capitale estero chiedono minore burocrazia (28%) e l'individuazione di un pacchetto di sgravi fiscali (14%).

Sono alcuni risultati del sondaggio realizzato ad aprile da Assobiotec, Associazione che rappresenta circa 140 imprese e parchi tecnologici e scientifici che operano in Italia nei diversi settori di applicazione del biotech (salute, agricoltura, ambiente e processi industriali). Il sondaggio è stato presentato mercoledì 13 maggio nella conferenza stampa Assobiotec-ENEA "Le imprese biotech in Italia e la lotta al COVID 19".

Il sondaggio restituisce il coinvolgimento delle imprese nella ricerca e nella produzione di soluzioni contro il virus (57% del campione) con particolare riferimento all’area della diagnostica (44%) e della ricerca di terapie (34%). Solo il 7% dichiara invece di essere impegnato nella ricerca di un vaccino.

Quanto all’effetto che la pandemia e il lockdown stanno avendo, il 60% del campione continua nel proprio business, anche se in modalità differente; il 40% ha dovuto ridimensionarlo (29%) o bloccarlo (11%). A soffrire sono in particolare le imprese a capitale italiano che nel 13% dei casi hanno dovuto fermare totalmente le attività, mentre le imprese estere sono riuscite tutte a proseguire l'attività.

Tante e differenti le difficoltà operative incontrate tra carenza di clienti (32%), logistica (29%) e crisi di liquidità (25%). Carenza di budget (36%), inaccessibilità dei laboratori e sospensione delle attività di arruolamento di pazienti negli studi clinici (21%), mancanza di materiali (19%) sono invece i principali fattori alla base di un rallentamento generale delle attività di R&S.

I numeri del settore. A fine 2019 le imprese biotech attive in Italia erano 696, l'80% delle quali di piccola e micro dimensione, con un fatturato totale superiore a 12 miliardi di euro. Due terzi del fatturato è generato dalle imprese a capitale estero, che però rappresentano solo l’11% delle imprese censite, attive soprattutto nell’area della salute umana.

Gli addetti al biotech sono oltre 13 mila, di cui il 34% impiegato in attività di R&S. Gli investimenti complessivi in R&S delle imprese censite ammontano a 2,3 miliardi di euro mentre gli investimenti in R&S biotech superano i 760 milioni. Questi ultimi registrano una crescita di oltre il 7% rispetto al 2016 e del 25% rispetto al 2014.

Quasi la metà (49%) delle imprese opera prevalentemente nel settore della Salute, che storicamente è quello che per primo ha dato impulso allo sviluppo delle tecnologie biotech. Il 39% delle imprese produce e/o sviluppa prodotti e servizi sia di carattere industriale o volti alla prevenzione e mitigazione dell'impatto ambientale (30%), sia per applicazioni agricole e zootecniche (9%), rappresentando una delle principali leve innovative per i settori della bioeconomia.

Il biotech nella salute. Le imprese che operano nel settore delle biotecnologie applicate alla salute sono 344, quasi la metà delle imprese biotech italiane (49%).

Il comparto salute genera oltre 9 miliardi di fatturato (75% del totale), determina la maggior parte degli investimenti complessivi in R&S (91%) e occupa oltre il 75% degli addetti alla R&S biotech in Italia.

Le imprese dedicate alla R&S biotech sono 208, di cui il 92% è a capitale italiano; queste ultime investono in particolare su malattie che non trovano ancora risposte terapeutiche adeguate, soprattutto in oncologia.

Nel complesso delle imprese biotech italiane, 199 sviluppano prodotti e servizi diagnostici per la salute umana.