Durante la pandemia sono aumentati i casi di morte fetale

L’allarme

Durante la pandemia sono aumentati i casi di morte fetale

Il trend è stato osservato in tutto il mondo. Durante la pandemia sono aumentati i casi di complicanze della gravidanza, in particolare di morte fetale endouterina. Colpa delle difficoltà di accesso ai servizi sanitari, ma anche dei mancati controlli per timore del contagio

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Immagine: Ben Smith https://www.ultrasoundoftheweek.com / CC BY-SA (https://creativecommons.org/licenses/by-sa/4.0)
di redazione

Da quando è iniziata la pandemia c’è stato un aumento significativo delle complicanze in gravidanza e, in particolare, delle morti in utero. Il dato sta emergendo da una serie di studi condotti in diversi Paesi del mondo. Uno è stato condotto in Nepal, l’altro nel Regno Unito. Il fenomeno fotografato è lo stesso: il numero di gravidanze interrotte in fase avanzata a ridosso del parto per la morte del feto (in inglese stillbirth) è salito vertiginosamente negli ultimi mesi. Il coronavirus però non c’entra. Almeno non direttamente. Le morti in utero non sono conseguenza di infezioni da Covid, ma dell’interruzione o del malfunzionamento dei servizi sanitari durante l’emergenza. E, paradossalmente, anche della paura del contagio che ha tenuto lontane le donne dalle strutture ospedaliere. Così molte gravidanze a rischio non hanno ricevuto le dovute attenzioni.  

Il più ampio studio a dar conto dell’aumento delle morti intrauterine durante la pandemia è stato condotto in Nepal su 20mila donne che hanno partorito in 9 ospedali. I risultati, pubblicati su Lancet Global Health sono preoccupanti: il numero di morti fetali è passato da 14 ogni 1.000 nascite prima del lockdown dello scorso marzo a 21 alla fine di maggio. Si tratta di un aumento del 50 per cento. Il picco di casi si è registrato nelle prime quattro settimane di lockdown quando era concesso uscire di casa solamente per fare la spesa o per ragioni di salute. 

Gli autori dello studio hanno inoltre osservato un fenomeno all’apparenza contradditorio. Mentre la percentuale di morti fetali è aumentata in maniera significativa durante i mesi più duri della pandemia, il numero assoluto è rimasto invariato. La spiegazione, secondo gli scienziati, è la seguente: in Nepal il numero dei parti in ospedale si è dimezzato passando dai 1.200 delle settimane precedenti al lockdown a 651 nel periodo successivo. Durante il lockdown la percentuale di complicanze nel parto ospedaliero è aumentata notevolmente. Ci sono stati meno parti ospedalieri ma tra questi si è verificato un numero più alto di morti fetali. 

I ricercatori non sono riusciti a sapere cosa sia accaduto alle donne che non si sono recate in ospedale e ai loro bambini. Non si può escludere quindi che il dato sulle morti fetali sia sottostimato non contemplando gli episodi accaduti fuori dall’ospedale. 

I dati del Regno Unito raccontano una storia simile. Un’indagine dell’ospedale St George dell’University of London dello sorso luglio ha dimostrato che i casi di morti fetali sono quadruplicati durante la pandemia passando dai 2,38 per 1.000 nascite registrati tra ottobre 2019 e gennaio 2020 ai 9,31 tra febbraio e giugno.

Probabilmente, ipotizzano gli autori della ricerca, durante il lockdown è mancato il consueto monitoraggio delle donne incinte e molti casi a rischio possono essere sfuggiti alla diagnosi, in particolare quelli delle primipare meno capaci di cogliere i segnali preoccupanti. È anche possibile che molte donne abbiano volutamente scelto di saltare le visite per il timore del contagio. Sempre al St. George Hospital la scorsa primavera sono stati registrati meno casi di donne incinte con pressione alta rispetto ai periodi precedenti. E l’ipertensione è un fattore di rischio noto per le morti endouterine. 

Anche in Scozia, uno dei pochi Paesi nel mondo che raccoglie i dati sulle morti fetali e neonatali mensilmente, è stato registrato un aumento dei casi di morti in utero 

Secondo le linee guida dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, le donne incinte dovrebbero essere visitate almeno otto volte nei 9 mesi di gestazione anche nel caso in cui la gravidanza venga considerata a basso rischio. È importante farlo per individuare precocemente eventuali problemi che possono mettere a rischio la salute della mamma o del bambino. 

Il rischio di morte fetale può essere ridotto adottando alcune precauzioni: dormire su un fianco, smettere di fumare, avvertire il medico o l’ostetrica nel caso in cui ci si accorgesse che il bambino si muove meno.