Endometriosi: mancano centri di riferimento e le linee guida sono al palo

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Endometriosi: mancano centri di riferimento e le linee guida sono al palo

di redazione

L’Italia è un’eccellenza mondiale nella ricerca sull’endometriosi. Ma quando dalla ricerca si passa alla clinica, le cose cambiano e a oggi in molte aree del paese le donne faticano a trovare percorsi di cura adeguati. 

A lanciare l’allarme è la Società Italiana di Riproduzione Umana, in occasione della Giornata dedicata all’endometriosi. 

L’endometriosi è una patologia caratterizzata dalla presenza di endometrio, tessuto che normalmente riveste la cavità uterina, al di fuori dell’utero. È una malattia cronica e invalidante e ha molte complicanze, tra cui infertilità.  A soffrirne sono tre milioni circa di donne in Italia. Uno dei problemi di molti paesi è il ritardo diagnostico, dovuto alla sottovalutazione del dolore mestruale, ritenuto erroneamente normale. A livello organizzativo, il problema con il quale si scontrano i pazienti è la mancanza nel nostro Paese di centri di riferimento riconosciuti a livello nazionale.

«La regione Lombardia, per esempio si è dotata autonomamente di criteri che potessero identificare i centri idonei alla cura», spiega la co-presidente della Società Italiana della Riproduzione Umana (SIRU)  Paola Viganò della Fondazione Ca' Granda Ospedale Maggiore Policlinico di Milano. «Ma le stesse possibilità devono essere assicurate a tutte le donne, non possiamo pensare ad un’Italia a due velocità. Abbiamo bisogno di centri multidisciplinari in cui diverse professionalità, dal ginecologo allo psicologo, lavorino a stretto contatto e che i centri di endometriosi possano avvalersi dello stretto supporto dei centri di PMA, per garantire la più vasta gamma di terapie e servizi di assistenza. L’obiettivo – conclude Viganò - è mettere veramente al centro la salute della donna».

Intanto, è in stallo l’elaborazione delle linee guida sulla malattia. Il documento è pronto ed è stato affidato alle società scientifiche, tra le quali la SIRU, previa consultazione con le principali associazioni di pazienti tra cui AENDO e APE dal CNEC, l’organismo dell’Istituto Superiore di Sanità. Ma è ancora in attesa di effettiva applicazione.