Epilessia. Durante la pandemia l’83% degli specialisti ricorre alla telemedicina

Indagine internazionale

Epilessia. Durante la pandemia l’83% degli specialisti ricorre alla telemedicina

di redazione

Otto epilettologi, neurologi e neuropsichiatri infantili su dieci durante la pandemia di Covid-19 ha utilizzato sistemi da remoto per monitorare le condizioni dei propri pazienti e garantire una corretta aderenza terapeutica.

A mostrarlo è un’indagine internazionale. che ha visto coinvolti 35 Paesi nel mondo, presentata per la prima volta in Italia in occasione del simposio “Dall’esperienza all’evidenza clinica: alla scoperta di nuove sinergie”, promosso da UCB Italia nell’ambito del 43° Congresso nazionale della Lega italiana contro l’epilessia (Lice).

Alla fine del 2019 il 63,4% degli intervistati aveva già sperimentato almeno una volta i sistemi da remoto per l'assistenza clinica. Durante la pandemia, però, il loro uso è significativamente aumentato: l'83% dello stesso campione di specialisti ha utilizzato sistemi virtuali con video per la clinica, mentre l'84,6%, coinvolto in attività accademiche, ha trasformato i propri corsi mediante soluzioni di didattica a distanza. E da febbraio a luglio 2020, alcuni incontri di rilevanza scientifica per gli epilettologi sono stati svolti in modalità virtuale.

Il 61,7% degli intervistati si è detto soddisfatto dei sistemi utilizzati per tutti e tre i campi di attività.

«Come succede per altre malattie neurologiche croniche – sottolinea Oriano Mecarelli, presidente della Lice - l’epilessia non può essere “raccontata” solo durante la visita presso il Centro. Si tratta di una patologia imprevedibile perché tra una crisi e l’altra non ci sono sintomi premonitori. Risulta, quindi, ancora più importante che l’auto-gestione da parte del paziente preveda, ad esempio, un auto-monitoraggio attivo con diari elettronici sui vari device come smartphone, tablet o pc, e un monitoraggio passivo con dispositivi indossabili automatizzati per rilevare le crisi. Purtroppo, l’uso di tali strumenti nella pratica clinica rimane ancora molto limitato nel nostro Paese ed esistono significative barriere alla loro implementazione. Inoltre, è ancora prevalente l’abitudine all’uso di pratiche cliniche tradizionali con evidente ostacolo alla diffusione degli strumenti digitali».

Nei Paesi industrializzati l’epilessia colpisce circa una persona su cento: si stima quindi che in Europa circa 6 milioni di persone ne siano affette in fase attiva (cioè con crisi persistenti e/o in trattamento) e che la malattia interessi oltre 500 mila persone solo in Italia.

La trasformazione digitale «è ormai trasversale a tutti gli ambiti della medicina – osserva Federico Chinni, amministratore delegato di UCB Italia – e rappresenta una notevole opportunità anche nella lotta all’epilessia».