Fumo. I pacchetti senza logo e con messaggi shock non infrangono nessuna legge sul libero commercio

Salute vince su commercio

Fumo. I pacchetti senza logo e con messaggi shock non infrangono nessuna legge sul libero commercio

Parere storico del Wto: legittimo il packaging antifumo dell'Australia
redazione

australia cigarettes.jpg

I pacchetti sono tutti uguali, di un colore spento, con immagini raccapriccianti. Non c’è nessun appeal del marchio. È la pubblicità capovolta: tutto è pensato per non far acquistare il prodotto. Questa strategia antifumo dell’Australia è legittima

Il colore del pacchetto è un poco invitante verde marcio. Il logo è scritto a caratteri piccoli e per tutti i marchi viene utilizzato lo stesso identico font. Gli unici colori accesi accettati da un packaging volutamente respingente sono quelli raccapriccianti degli organi umani o dei tessuti rovinati dal cancro. Ma non finisce qui: sopra quelle immagini campeggiano scritte eloquenti del tipo “il fumo provoca l’enfisema” , “il fumo provoca cancro ai polmoni”, “il fumo nuoce ai bambini non ancora nati”. Le leggi del marketing applicate al contrario: tutto è ben studiato per togliere la voglia di acquistare il prodotto. 

Questo prevede la legge antifumo australiana approvata nel 2012 e appena considerata del tutto legittima dall’Organizzazione mondiale del commercio (Wto). Il tribunale impegnato nella risoluzione delle controversie internazionali infatti ha rigettato il ricorso presentato da Cuba, Indonesia, Honduras e Repubblica Domenicana. Secondo i giudici l’Australia non ha violato i diritti della proprietà intellettuale, né infranto le leggi sul commercio del tabacco. La normativa antifumo che rende i pacchetti anonimi, togliendogli l’appeal del marchio, e ripugnanti, imponendogli foto che è meglio non guardare, è stata considerata una buona strategia per migliorare la salute pubblica. Più efficace di altri interventi alternativi suggeriti dalle industrie del tabacco. 

La decisione dell’Organizzazione mondiale del commercio potrebbe aprire la strada a iniziative simili in altri Paesi e presto gli scaffali delle tabaccherie nel mondo potrebbero riempirsi di prodotti pubblicizzati per non essere comprati. Secondo Geir Ulle, direttore del commercio internazionale della Japan Tobacco International, si è trattato di un passo indietro per la protezione dei diritti alla proprietà intellettuale a livello internazionale.

«La decisione - ha detto Ulle - stabilisce un pericoloso precedente che potrebbe incoraggiare i governi a vietare il branding su altri prodotti senza fornire alcuna prova attendibile dei benefici per la salute pubblica». Ora i ricorrenti hanno 90 giorni per proporre l’appello alla sentenza e sembrano intenzionati a farlo. L’Australia non si tirerà indietro. 

«Non esiteremo a lottare per il diritto di proteggere la salute degli australiani - hanno dichiarato  in una nota il ministro del commercio, Steve Ciobo, e il ministro della sanità rurale, Bridget McKenzie -L'Australia ha ottenuto una vittoria clamorosa».

L'Organizzazione Mondiale della Sanità ha accolto con favore la sentenza del Wto, dicendo che è stato eliminato «un altro ostacolo legale sollevato dall’industria del tabacco per bloccare il controllo del tabacco ed è probabile che si acceleri la diffusione di packaging uniforme in tutto il mondo».

La stessa strategia australiana della pubblicità invertita, dove lo esplicito scopo è allontanare il cliente dal prodotto, è stata adottata da Ungheria, Francia, Irlanda, Nuova Zelanda, Norvegia e Gran Bretagna. Altri Paesi tra cui Canada, Georgia, Romania, Slovenia e Tailandia hanno approvato una legge simile che deve ancora però essere applicata. 

«Altre nazioni - ha dichiarato l’Oms - stanno valutando questa strategia».