Il farmaco è pericoloso ma Wiki non lo sa

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Il farmaco è pericoloso ma Wiki non lo sa

Antonino Michienzi

Quando si tratta di fornire informazioni affidabili sui farmaci Wikipedia non è il massimo. Specie per quanto concerne l’aggiornamento tempestivo delle informazioni relative ad allarmi lanciati dalle autorità regolatorie.

Il dato emerge da uno studio pubblicato sul New England Journal of Medicine e secondo gli autori, mette in luce un fenomeno con cui sempre più nei prossimi anni dovremo fare i conti: come fare in modo che i pazienti non rimangano vittime di una cattiva informazione sul web. 

WEB PADRONE - Nel 2013, più della metà degli americani ha cercato informazioni mediche online. E buona parte di esse all’interno di Wikipedia, che con i suoi 500 milioni di visitatori unici al mese è di certo il sito di informazione sanitaria più trafficato al mondo.

«Il problema è che i pazienti non possono avere le competenze per valutare ciò che è buona informazione medica e ciò che non lo è», ha detto uno degli autori dello studio,  John Seeger dell’Harvard Medical School di Boston.«Quindi se le informazioni che trovano online non sono aggiornate siamo di fronte a un problema».

Il gruppo di ricercatori non ha analizzato la qualità di tutta l’informazione medica presente su Wikipedia (sarebbe un’impresa titanica: impossibile), ma si è concentrato sulla prontezza dell’enciclopedia collaborativa online di aggiornare le informazioni sui farmaci in risposta ad avvisi di sicurezza lanciati dalla Food and Drug Administration. Un aspetto cruciale, giacché in alcuni casi si tratta di informazioni di vitale importanza.

Ha perciò osservato il traffico relativo a questi farmaci su Wikipedia e Google per i 60 giorni precedenti l’annuncio e per quelli successivi. 

Tanto per capire di che numeri stiamo parlando, ci sono più di 13 milioni di ricerche su Google e 5 milioni di pagine viste di Wikipedia per i farmaci oggetto degli alert nei 120 giorni analizzati. Durante la settimana successiva all’allarme si è registrato un aumento medio dell’82 per cento nel numero di ricerche su Google e del 175 per cento nel numero di pagine viste su Wikipedia. 

Le informazioni che più interessavano i ricercatori, però, non erano queste. Bensì la tempestività dell’aggiornamento. 

Ebbene, il 41 per cento delle voci di Wikipedia era stata aggiornata entro due settimane dall’allarme dell’Fda, il 23 per cento è stata aggiornata dopo più di due settimane,  il 36 per cento non è stata aggiornata per almeno un anno. 

A soffrire di maggiori ritardi erano inoltre stati i farmaci meno comuni. 

MEDICINA CHE CAMBIA - Fin qui i numeri. Che tuttavia sono tutt’altro che astratti. «Questi risultati hanno implicazioni pratiche», hanno scritto i ricercatori. E chiamano in causa il rapporto medico-paziente, il modo in cui le istituzioni comunicano e ciò che tutti gli operatori sanitari potrebbero fare per migliorare la qualità dell’informazione.

Enti come l’Fda, per esempio, dovrebbero prendere atto che «le nuove tecnologie offrono la possibilità di raggiungere i pazienti e i medici in maniera più efficiente ed efficace» di quanto avvenga con gli strumenti tradizionali. Per esempio potrebbe rivelarsi utile «la partecipazione attiva nella produzione online di informazioni mediche».

Ma anche «medici e ricercatori potrebbero contribuire a questo sforzo. Nel settembre 2013, l’Università della California, San Francisco, è diventata la prima scuola di medicina statunitense a offrire crediti accademici per l’editing di contenuti medici su Wikipedia, un progetto - consigliano i ricercatori - che potrebbe essere espanso a livello nazionale per includere altre scuole di medicina e università».