All’immunoterapia contro il cancro il Nobel per la Medicina

Il riconoscimento

All’immunoterapia contro il cancro il Nobel per la Medicina

Il Premio a James P. Allison e Tasuku Honjo per la scoperta dei “freni” del sistema immunitario
redazione

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Sui linfociti T sono presenti alcune molecole che agiscono come acceleranti della risposta immunitaria e altre che funzionano come freni. È bloccando queste ultime che si può rimettere il sistema immunitario nelle condizioni di combattere il cancro

Hanno scoperto che alcune molecole presenti sui linfociti T funzionano come un freno per il sistema immunitario e intuito che trovando il modo di bloccare la loro azione si può riattivare la risposta immunitaria contro le cellule tumorali.

Queste loro intuizioni hanno prodotto il nuovo filone terapeutico che negli ultimi 5 anni ha rivoluzionato la lotta contro diversi tumori: quella che è definita immunoterapia anti-cancro o immuno-oncologia. 

Per questa ragione James P. Allison e Tasuku Honjo hanno ricevuto oggi il Premio Nobel per la Fisiologia e la Medicina. 

Allison, 70 anni, dirige il dipartimento di Immunologia all’MD Anderson Cancer Center di Houston e il Parker Institute for Cancer Immunotherapy a San Francisco.

Honjo, 76 anni, è titolare della cattedra di Immunologia e Genomica alla Kyoto University in Giappone.

Entrambi, negli anni Novanta del secolo scorso, per vie diverse, hanno scoperto una capacità fino ad allora poco chiara del nostro sistema immunitario svelandone due degli attori protagonisti. 

Il sistema immunitario lavora come un organismo complesso: alcune componenti aggrediscono le entità esterne, altre sono deputate a riconoscerle e a stimolare la risposta immunitaria. Quest'ultimo ruolo è svolto soprattutto dai linfociti T. Lo fanno attraverso antenne poste sulla loro superficie in grado di captare e identificare le presenze esterne. Nè sono queste le uniche molecole sulla superficie dei linfociti T: alcune funzionano come acceleratori della risposta immunitaria, altre come freni. 

Il corretto funzionamento di tutte queste componenti crea un complesso equilibrio che permette al sistema immunitario di aggredire con la massima forza i pericoli esterni evitando una eccessiva attivazione che potrebbe portare alla distruzione autoimmune di cellule e tessuti sani.

P. Allison e Honjo hanno identificato due di questi freni, la cui azione può comportare una mancata o insufficiente risposta al cancro. 

Durante gli anni 90, nel suo laboratorio dell’University of California a Berkeley, James P. Allison studiò la proteina CTLA-4. Non fu l’unico a capire la sua azione da freno del sistema immunitario, ma, mentre gli altri scienziati pensarono che potenziandone l’azione si sarebbe potuto agire contro le malattie autommuni,  Allison scommise sulla strategia opposta. Pensò che frenandola si sarebbe rimosso un ostacolo che impediva al sistema immunitario di combattere il cancro.  Aveva ragione: in un primo esperimento condotto su topi a metà degli anni 90 l’intuizione si dimostrò corretta. 

Negli stessi anni, dall’altra parte del Pacifico, a Kyoto in Giappone, Tasuku Honjo stava lavorando su un’altra proteina espressa sulla superficie delle cellule T: PD-1. La sua azione è simile a quella di CTLA-4: agisce come un freno alle cellule T, ma funziona con un meccanismo diverso.  Anche Honjo comprese e dimostrò che inibendo questa proteina il sistema immunitario cominciava a combattere il cancro. 

In meno di 20 anni le scoperte di Allison e Honjo hanno prodotto un intero filone terapeutico che ha già ricadute concrete nella vita di migliaia di pazienti. L’immunoterapia anti-cancro è ormai tra gli standard di cura di diversi tumori, in alcuni dei quali, per esempio il melanoma, ha consentito di ottenere risultati impensabili fino a pochi anni fa.