L'esempio di Philadelphia. Con la sugar tax vendite di bevande zuccherate crollate del 38%

Il bilancio

L'esempio di Philadelphia. Con la sugar tax vendite di bevande zuccherate crollate del 38%

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Attualmente le tasse sulle bevande zuccherate sono in vigore in sette città degli Stati Uniti e potrebbero presto venire adottate a livello statale nel Connecticut e in Colorado
di redazione

Il piano ha funzionato. Le tasse sulle bibite zuccherate hanno ottenuto il calo delle vendite sperato e la conseguente riduzione del consumo di zucchero nella popolazione. Così l’esperimento avviato nella città di Philadelphia si candida a diventare un modello d’ispirazione per iniziative analoghe. A fare un  bilancio di questa strategia di prevenzione per l’obesità e il diabete ci hanno pensato i ricercatori della Penn Medicine che hanno pubblicato sulle pagine di Jama i risultati della loro indagine: l’imposta sullo zucchero ha fatto scendere gli acquisti di bevande dolcificate del 38 per cento nelle grandi catene di supermercati. 

Questo dato si traduce in miliardi di grammi zucchero o di edulcoranti in meno assunti dagli abitanti di Philadelphia dimostrando che la sugar tax è efficace. 

Il 1° gennaio del 2017 la città della Pennsylvania aveva introdotto un’imposta di 1,5 centesimi di dollaro per ogni oncia (circa 28 grammi) di zucchero contenuta nelle bibite con l’obiettivo di usare il ricavato della tassazione per la realizzazione di opere pubbliche a vantaggio della salute dei cittadini, come parchi, asili nel verde e centri sportivi.

«La tassazione delle bevande zuccherate è una delle strategie politiche più efficaci per ridurre l'acquisto di queste bevande dannose per la salute. È una questione di sanità pubblica e una politica vantaggiosa per tutti. Probabilmente migliorerà la salute a lungo termine dei cittadini di Philadelphia, procurando anche risorse con cui finanziare programmi di educazione alla salute nella città», ha dichiarato Christina A. Roberto, principale autrice dello studio e docente di etica e sanità pubblica alla Perelman School of Medicine dell’University of Pennsylvania.

Attualmente le tasse sulle bevande zuccherate sono in vigore in sette città degli Stati Uniti e potrebbero presto venire adottate a livello statale nel Connecticut e in Colorado. La prima città americana a sperimentare la strategia anti-obesità è stata Berkeley in California, dove le vendite complessive di soft drinks sono scese del 10 per cento e il consumo tra i residenti del 52 per cento.

Provvedimenti analoghi sono stati presi anche dal Messico e dal Regno Unito, ma negli Usa forse se ne sentiva un maggiore bisogno. I due terzi della popolazione americana adulta infatti sono obesi e nella città di Philadelphia circa il 68 per cento degli adulti e il 41 per cento dei bambini è in forte sovrappeso. 

Il metodo adottato dai ricercatori della Penn University per valutare l’impatto della sugar tax nella città di Philadelphia è semplice e, secondo gli autori della ricerca, non può lasciare dubbi sui risultati ottenuti. Gli scienziati hanno infatti messo a confronto i dati sulle vendite delle bevande zuccherate in 291 supermercati relative all’anno precedente e all’anno successivo all’introduzione dell’imposta. 

Per essere sicuri che lo scenario finale fosse stato condizionato dalla tassa e non da altri fattori, i ricercatori hanno messo a confronto i dati di Philadelphia con quelli di Baltimora, città del Maryland dove non è in vigore la tassa. 

Ebbene, un anno dopo l’introduzione della tassa a Philadelphia, il costo delle bibite dolcificate con zucchero naturale o con edulcoranti artificiali era aumentato di circa 1 centesimo per oncia. E tra gennaio 2016 e dicembre 2017 le vendite di bibite zuccherate sono calate del 38 per cento.

«La tassa adottata dalla città di Philadelphia sulle bevande zuccherate ha provocato un considerevole calo dele vendite di queste bevande nocive per la salute un anno dopo la sua introduzione generando risorse per la realizzazione di asili-nido. È una buona notizia per il benessere delle persone di Philadelphia», conclude Roberto.