La lettera di Reginald Green: «Si lascino incontrare le famiglie di donatori e riceventi di organi»

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La lettera di Reginald Green: «Si lascino incontrare le famiglie di donatori e riceventi di organi»

redazione

È stata forse la persone che più ha contribuito ad aumentare la sensibilità ai trapianti in Italia. E a più di 23 anni dalla sua morte, Nicholas Green - il bambino morto in circostanze tragiche sull’autostrada Salerno-Reggio Calabria e i cui organi salvarono la vita a 5 persone - continua a far parlare di sé.

Il padre Reginald è infatti intervenuto nel dibattito che da qualche giorno ha coinvolto un altro padre, quello di Christian Bartoli, un giovane i cui organi sono stati donati dopo il decesso avvenuto 20 anni fa.

Mario Bartoli nel ventesimo anniversario della morte del figlio il padre sta cercando di trovare  l'uomo che ha ricevuto il suo cuore. Ma la legge italiana non permette alle strutture sanitarie di rivelare quel nome. 

«L’opinione pubblica si è divisa sulla decisione del Mario Bartoli di rendere pubblici i suoi sforzi di trovare la persona trapiantata con il cuore di suo figlio Christian», ha scritto Reginald Green in una lettera aperta. «Questo weekend, mia moglie Maggie ed io abbiamo ricevuto un’email che spero possa mettere d’accordo tutti gli Italiani. È arrivata da Maria Pia Gentile, la donna siciliana che in punto di morte. 23 anni fa ricevette il fegato di mio figlio Nicholas di sette anni, che era stato colpito da un proiettile durante un tentativo di rapina lungo l’autostrada Salerno-Reggio Calabria. Ci ha scritto per raccontarci la sua felicità per l’accettazione di suo figlio Nicholas, 20 anni, alla Scuola Allievi della Marina Militare di Taranto, il suo sogno sin da quando era bambino. Il fegato trapiantato di nostro figlio ha mantenuto Maria Pia in buona salute per tutti questi anni e, in una famiglia con una storia di malattie al fegato, questa buona salute è stata trasmessa così bene che il figlio ha soddisfatto i rigorosi requisiti sanitari necessari per una vita in Marina», prosegue Reginald Green. 

«Maria Pia si è tenuta in contatto con noi, sebbene viviamo in California. Il trapianto non solo le ha salvato la vita ma senza di questo suo figlio (e anche la figlia minore) non sarebbero mai nati. Per gratitudine, con suo marito Salvatore, decisero di chiamare il figlio Nicholas, scritto alla maniera americana.  Abbiamo conosciuto Maria Pia e gli altri sei riceventi degli organi perché il nostro Nicholas venne ucciso prima della legge del 1999 che proibisce al personale sanitario di divulgare le informazioni sulle parti coinvolte in un trapianto. Da allora, le famiglie dei donatori e i loro riceventi in Italia non hanno la possibilità di incontrarsi, salvo che a seguito delle circostanze più insolite».

«Il signor Bartoli è diventato così disperato che ha agito da solo», prosegue. «Qualsiasi opinione sia abbia riguardo alla saggezza di tale azione, la situazione è straziante per tutti. Il calore delle comunicazioni della nostra famiglia con tutti i riceventi degli organi di nostro figlio mostra quanto questi problemi possano essere gestiti in modo migliore. Negli Stati Uniti, le due parti possono mettersi in contatto se entrambe lo vogliono e solo sotto la supervisione dei loro dottori. All’inizio questo avviene tramite lo scambio di lettere anonime per proteggere le parti da comportamenti inappropriati. Se tutto va bene, come succede di solito, le famiglie possono rivelare i loro nomi. Con il tempo, se entrambe sono d’accordo, possono decidere di incontrarsi, di nuovo sotto la supervisione dei loro medici. Le autorità sanitarie incoraggiano ovunque questi contatti in America e riferiscono che nella stragrande maggioranza delle migliaia e migliaia di casi che hanno gestito i risultati sono positivi per la salute e felicità di entrambe le famiglie».

«So che questo è vero per noi», conclude Green. «Vedendo con i nostri occhi come persone che erano vicine alla morte hanno già avuto ulteriori 23 anni di vita è il miglior tonico che potessimo avere. Anche i riceventi sono rasserenati vedendo che non ce l’abbiamo con loro perché sono vivi solo grazie alla morte di Nicholas ma, di fatto, sono eccitati perché le cose per loro stanno andando bene. Così, è stato terapeutico per entrambe le parti proprio come nella stragrande maggioranza dei contatti organizzati appropriatamente».