Leucemia linfatica cronica: efficacia e sicurezza cardiovascolare per acalabrutinib

Tumori del sangue

Leucemia linfatica cronica: efficacia e sicurezza cardiovascolare per acalabrutinib

di redazione

«Uno dei maggiori ostacoli al trattamento dei pazienti con leucemia linfatica cronica, pazienti che in genere ricevono la diagnosi dopo i 70 anni e spesso presentano una o più comorbidità, è trovare opzioni terapeutiche efficaci e tollerate per la gestione della malattia nel lungo termine, senza dover interrompere il percorso terapeutico. I risultati dello studio ELEVATE-RR confermano il potenziale di acalabrutinib in termini di controllo della malattia per i pazienti con leucemia linfatica cronica che hanno già affrontato una prima linea di trattamento, con un migliore profilo di safety cardiovascolare – un elemento importante da tenere in considerazione. Disporre di un’opzione terapeutica efficace e meglio tollerata rappresenta un’ottima notizia per i clinici e per gli oltre tremila pazienti in Italia che ogni anno ricevono questo tipo di diagnosi».

Così Paolo Ghia, ordinario di Oncologia Medica presso l’Università Vita-Salute San Raffaele, coordinatore del Programma Strategico di Ricerca sulla leucemia linfatica cronica dell’Ospedale San Raffaele e principal investigator per l’Italia degli studi ELEVATE illustra i risultati dello studio ELEVATE-RR presentato nel corso del meeting dell’American Society of Clinical Oncology

Nel dettaglio, con un follow-up di oltre 40 mesi, lo studio ELEVATE-RR ha dimostrato la non inferiorità del trattamento con acalabrutinib in termini di sopravvivenza libera da progressione della malattia rispetto a ibrutinib. I pazienti trattati con acalabrutinib hanno però mostrato un’incidenza inferiore  di fibrillazione atriale. È stata osservata inoltre una minore frequenza di eventi avversi e conseguentemente dell’interruzione del trattamento.

Nel corso del meeting Asco sono stati anche presentati i dati del follow up a quattro anni dello studio ELEVATE-TN che valuta la sicurezza e l’efficacia di acalabrutinib in combinazione con obinutuzumab o da solo rispetto a clorambucile in combinazione con obinutuzumab in pazienti affetti da leucemia linfatica cronica non precedentemente trattati. 

La nuova combinazione ha mostrato una riduzione del rischio di progressione della malattia o morte del 90 per cento mentre la monoterapia dell’81 per cento.