Libia. La guerra continua in silenzio. L’Oms invia squadre di chirurghi

L’emergenza

Libia. La guerra continua in silenzio. L’Oms invia squadre di chirurghi

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Tra i compiti assegnati ai medici che l’Oms sta inviando in Libia c’è anche quello di evitare lo scoppio di epidemie di colera o di malattie virali
di redazione

È passato un mese esatto dall’inizio dell'ennesima cosa coda del conflitto in Libia che ormai si trascina, a fasi alterne da 5 anni. Il bilancio è già drammatico: 400 morti (105 bambini), oltre 2mila feriti e 45mila sfollati.

Numeri che hanno già messo in allerta l'Organizzazione Mondiale della Sanità che ha lanciato l’allarme per le due differenti emergenze sanitarie, entrambe gravi, che ora affliggono il Paese.

La prima sono le ovvie conseguenze dirette della guerra con le tante ferite di armi da fuoco da curare e le vite dei soldati da salvare, poi, subito dopo, si aggiungono gli effetti indiretti del conflitto armato, tra cui il rischio che qualche epidemia si diffonda tra le centinaia di persone costrette a rifugiarsi in ambienti chiusi e protetti per sfuggire alle bombe e ai proiettili. 

Mohamed Hashem, uno dei tanti medici dell’Oms giunti a Tripoli per affrontare la crisi, ha da poco visitato una vecchia scuola abbandonata che ospita più di 20 famiglie, un centinaio di persone in tutto, avvertendo che ci sono tutte le condizioni per la trasmissione delle infezioni. 

Tra i tanti compiti assegnati ai medici che l’Oms sta inviando in questi giorni in Libia c’è infatti anche quello di evitare lo scoppio di epidemie di colera o di malattie virali contro le quali non è stato possibile vaccinarsi a causa della guerra. E poi ci sono tutti gli altri problemi che affliggono gli sfollati: la mancanza delle medicine lasciate a casa nella fuga,  la pressione alta dovuta allo stress, la depressione che impedisce di reagire alla tragedia e l’ansia che toglie il sonno. Qui ci vogliono i farmaci, i vaccini e le parole di conforto degli psicologi.  

Al fronte, invece, dove scoppiano le bombe e sfrecciano i proiettili, servono soprattutto i bisturi e le abili mani capaci di manovrarli. L’Oms ha perciò inviato in Libia tre squadre composte da diversi specialisti, chirurghi generali, ortopedici, chirurghi vascolari e anestesisti per prestare servizio nei tre ospedali dove vengono portati i feriti dal campo di battaglia. Qui si lavora in emergenza continua, senza interruzione, correndo anche da un ospedale all’altro: nelle prime tre settimane i medici hanno eseguito 144 operazioni complesse e 104 interventi di minore entità. 

La presenza dei chirurghi dell’Oms sta consentendo ora agli ospedali libici di gestire anche la normale amministrazione, fornendo assistenza ai pazienti che hanno bisogno di cure anche se non sono vittime della guerra. «Gli ospedali sono sovraffollati di persone ferite. Le squadre di medici per le emergenze dell’Oms li stanno aiutando a salvare vite. Non sappiamo quanto ancora durerà. Ma fino a quando le persone avranno bisogno di cure mediche  l’Oms resterà qui», ha dichiarato Hussein Hassan, a capo dell’Health Emergencies Team di Oms-Libia.