Il Libro Bianco sulla ricerca biomedica: in Italia la collaborazione pubblico-privato è una necessità

Il volume

Il Libro Bianco sulla ricerca biomedica: in Italia la collaborazione pubblico-privato è una necessità

di redazione

Ottenere in tempi rapidi cure innovative, tra cui i vaccini, rendere l’Italia più competitiva e garantire una ricerca di qualità a beneficio degli scienziati, dei pazienti, dei cittadini. Ci si può riuscire solo grazie alla collaborazione tra pubblico e privato. Almeno questa è la tesi centrale del Libro Bianco “La ricerca biomedica e il rapporto pubblico-privato”, il documento giunto alla seconda edizione curato da Fondazione FADOI e Fondazione IRCCS Policlinico San Matteo di Pavia con il sostegno di Fondazione Roche. 

Nel volume a cura di Gualberto Gussoni e Sergio Scaccabarozzi, presentato ieri, 24 novembre, presso il Nobile Collegio Chimico Farmaceutico a Roma, viene ricordata la stretta interdipendenza tra settore pubblico e privato. 

«La collaborazione tra settore pubblico e settore privato rappresenta una risorsa per lo sviluppo della ricerca sanitaria nel nostro Paese. La ricerca clinica viene finanziata, per una quota elevatissima che
si aggira intorno al 90 per cento, dall’industria. Tuttavia, quale che sia la natura dello studio (sponsorizzato, indipendente) o del finanziatore (pubblico, privato), queste risorse sono convogliate verso team di ricerca che operano in larga parte presso strutture pubbliche e che dal sistema pubblico di istruzione sono in grande misura formate». 

I numeri dimostrano che la collaborazione tra pubblico e privato è una necessità e può essere risolutiva. In Italia solo l’1,4 per cento del PIL è destinato alla ricerca, rispetto ad una media UE del 2,07 per cento, il 90 per cento degli investimenti per la ricerca clinica è oggi sostenuto da aziende private. Il numero di ricercatori rispetto agli occupati è inferiore alla media europea (6,3 ogni 1000 occupati rispetto a 8,9), anche se la presenza della ricerca italiana nelle pubblicazioni scientifiche di qualità è superiore a quella di altri Paesi come Germania, Francia e Spagna. 

I vantaggi della partnership tra pubblico e privato sono di varia natura. C’è quello finanziario: per ogni euro pagato dallo sponsor alla istituzione/ospedale per una sperimentazione clinica, si genera un risparmio per il servizio sanitario di 2,2 euro grazie alla fornitura gratuita del farmaco. Ma ci sono altri benefici più difficili da quantificare: «Spesso si tende ad assimilare il valore della ricerca al ritorno finanziario per chi l’ha promossa, ed è indubbio che gli effetti positivi della ricerca sulla salute pubblica consentano a un Paese significativi vantaggi competitivi ed economici, ma ‘valore’ non è solo questo: aspetti più difficilmente quantificabili, come l’impatto sul progresso della conoscenza, sulla qualità della vita, sulla socialità, sul benessere della popolazione sono altrettanto, se non prospetticamente anche più importanti», ha sottolineato Sergio Scaccabarozzi, uno dei due curatori del volume.