Malattie rare, Takeda istituisce la nuova BU Rare

L’impegno internazionale

Malattie rare, Takeda istituisce la nuova BU Rare

di redazione

Takeda Italia inaugura una nuova business unit dedicata alle malattie rare. Sotto la guida di Alessandro Lattuada la neonata BU Rare si  impegnerà a trasformare nei prossimi anni il trattamento di patologie poco diffuse e ancora troppo poco conosciute.

Stiamo parlando di quelle malattie, tra le 5mila e le 8mila, che hanno un’incidenza fino a 5 casi ogni 10mila persone, che colpiscono  circa 300 milioni di persone in tutto il mondo, 30 milioni in Europa e 2 milioni in Italia, prevalentemente i bambini in una percentuale che va dal 50  al 75 per cento e che sono per lo più senza cure. Solamente poco più dell’1 per cento delle malattie rare ha una terapia specifica. 

«Con una pipeline che ha come obiettivo principale quello di rispondere agli “unmet needs” ancora esistenti, la Business Unit Rare assume un duplice impegno e vocazione.  Anche con questa scelta organizzativa, Takeda Italia intende rispondere in modo adeguato e concreto alle necessità che quotidianamente incontrano i pazienti ed i loro caregivers. La sfida è quella di definire dei nuovi schemi, laddove ancora non sia stato fatto, per cambiare il percorso terapeutico e migliorare così la qualità di vita dei pazienti e dei loro familiari. Abbiamo introdotto, infatti, figure nuove come il Patient Journey Manager, per supportare il paziente dai primi sintomi sino al post terapia, partendo come sempre dall’ascolto delle reali esigenze, farmacologiche e non, dei pazienti e delle loro famiglie», dichiara Lattuada

L’investimento di Takeda arriva a ridosso della recente approvazione in Senato del Testo Unico sulle Malattie Rare che prevede importanti novità dal punto di vista regolatorio, a dimostrazione di un crescente interesse nel nostro Paese verso i pazienti affetti da patologie rimaste a lungo trascurate. 

Con il lancio della nuova Business Unit Rare, Takeda  consolida l’attuale portfolio di Takeda composto da più di 40 prodotti destinati a patologie rare, ma altamente invalidanti, come l’emofilia, l’angioedema ereditario, le malattie da accumulo lisosomiale e le immunodeficienze primitive e secondarie. Ma allo stesso tempo guarda  al futuro: sono in fase di sviluppo diverse molecole per ambiti terapeutici in cui esistono ancora bisogni insoddisfatti, come l’infezione da citomegalovirus post trapianto, e due rare patologie della coagulazione, la porpora trombotica trombocitopenica e la malattia di von Willebrand.