I medici di famiglia: accorciare le liste d'attesa si può, ma bisogna riorganizzare l'assistenza sul territorio

Congresso Simg

I medici di famiglia: accorciare le liste d'attesa si può, ma bisogna riorganizzare l'assistenza sul territorio

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Solo il 5% dei generalisti è strutturato in forme associative che permetterebbero di ridurre della metà le liste di attesa con notevoli risparmi per il sistema. Aumenta il numero delle visite a causa dell'incremento delle malattie croniche
di redazione

La completa realizzazione delle forme associative di lavoro dei medici di famiglia, scritte sulla carta ormai più di dieci anni fa, permetterebbe di ridurre di oltre la metà le liste di attesa per gli esami diagnostici di primo livello (come per esempio le ecografie) che oggi vengono eseguiti dagli specialisti.

A sostenerlo è Claudio Cricelli, presidente della Società italiana di medicina generale e delle cure primarie (Simg), al Congresso nazionale della Società scientifica (a Firenze dal 28 novembre all'1 dicembre).

«Una migliore presa in carico dei pazienti sul territorio – aggiunge Cricelli - consentirebbe anche di ottimizzare i ricoveri e le prestazioni dell’ospedale. Serve una totale ricostruzione della medicina generale».

Raddoppiato il lavoro dei medici di base. In un decennio il carico di lavoro dei medici di famiglia è praticamente raddoppiato, passando da 5,5 visite per paziente all’anno nel 2006 a 9,9 nel 2016 (XI Report Health Search). I motivi principali dell'impennata vanno cercati nell’allungamento della vita media e nella crescente diffusione delle malattie croniche. Oltre il 39% degli italiani è infatti colpito da una di queste patologie, in particolare ipertensione (17,4%), artrosi/artrite (15,9%), allergie (10,7%), osteoporosi (7,6%), bronchite cronica e asma bronchiale (5,8%) e diabete (5,3%).

Oltre la metà degli over 55 ha almeno una malattia cronica, arrivando a più dell’85% per gli over 75. La stessa tendenza si osserva per le persone che soffrono di almeno due malattie croniche: si va dal 35,4% per le persone tra 60 e 64 anni al 65,7% per gli over 75. Considerando quindi gli over 75, quasi sette su dieci presentano più di una malattia cronica. In base al Report di Health Search (il database Simg), il 20% delle visite dei medici di famiglia è determinato dall’ipertensione, il 6,9% dal diabete di tipo 2, il 5,2% da dislipidemia e il 4,5% dalle malattie ischemiche.

Risorse sempre più scarse. Nonostante questi numeri preoccupanti, però, le risorse dedicate alla medicina del territorio sono sempre più esigue che producono anche forti carenze organizzative. Sull’instabilità della programmazione del Servizio sanitario ha contribuito, infatti, l’incertezza nella distribuzione dei fondi. Per esempio, ricorda il presidente Simg, il finanziamento del Fondo sanitario per il 2018 era stato fissato a 121,3 milioni di euro nel Def (Documento di economia e finanza) 2014. La previsione per il 2018 è successivamente scesa a 117,7 miliardi di euro nel Def 2015, per poi essere ulteriormente ridotta a 116,2 miliardi di euro nel Def 2016 e a 115,1 miliardi di euro nel Def 2017, salvo risalire a 115,8 miliardi di euro nel Def 2018.

Un Piano per la medicina del territorio. «Serve un grande Piano sanitario della medicina generale per ristrutturare completamente il comparto» chiede pertanto Cricelli. «Oltre alla completa realizzazione delle forme associative – spiega - il cambiamento deve andare in tre direzioni, partendo dal principio che le cure primarie costituiscono il motore del Servizio sanitario nazionale: innanzitutto ai medici di famiglia deve essere concessa la possibilità di prescrivere i farmaci innovativi, finora negata. Vanno aumentati gli investimenti in conto capitale in attrezzature e tecnologie mediche. Deve essere modernizzato il sistema di formazione della medicina del territorio, ancor oggi burocratico e limitato all’insegnamento in aula. Finora abbiamo assistito alla deliberata volontà di non realizzare il cambiamento».

Nel 2020 la Conferenza della medicina generale. Al Congresso Simg viene anche annunciata la prima Conferenza italiana della medicina generale e delle cure primarie che si svolgerà nel 2020, in cui saranno definiti gli obiettivi da raggiungere nei successivi cinque anni per realizzare il cambiamento. Quella delle medicina generale «intende porsi come una professione moderna, complessa e completa» spiega Ovidio Brignoli, vicepresidente Simg. «Sappiamo assumerci a pieno titolo la responsabilità della cura dei cittadini. Vogliamo costruire nuove modalità per esercitarla - precisa - con strumenti innovativi, tecnologie e organizzazione avanzate. Questo Congresso vuole adottare anche un linguaggio diverso – conclude - vista l’importante presenza dei giovani medici, che rappresentano circa il 60% del totale».