I medici: tagli alla sanità responsabili della violenza sugli operatori sanitari

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I medici: tagli alla sanità responsabili della violenza sugli operatori sanitari

di redazione

È il definanziamento del Servizio sanitario nazionale il principale fattore di rischio per le aggressioni contro gli operatori sanitari. Su questo punto hanno concordato tutti i rappresentanti delle organizzazioni sindacali che giovedì 29 marzo si sono seduti con la Federazione degli ordini dei medici (Fnomceo) intorno allo stesso tavolo per raccogliere suggerimenti da portare, il prossimo 11 aprile, all’Osservatorio sulla violenza istituito al ministero della Salute.

Ecco allora le proposte: revisione delle raccomandazioni ministeriali sulla sicurezza degli operatori sanitari (che risalgono ormai al 2007); emanazione di disposizioni sulle buone pratiche per i direttori generali delle Aziende e degli enti del Servizio sanitario nazionale affinchè non lascino i medici da soli nei presidi di Guardia medica, prevedano accompagnatori nelle visite a domicilio, formino gli operatori a prevedere e disinnescare un’escalation di violenza. E poi, ancora: utilizzare le norme della “legge Gelli” sul risk management per fare in modo che raccomandazioni e disposizioni siano uniformemente applicate; istituire una Commissione parlamentare sulla violenza contro gli operatori sanitari che presenti una proposta di legge per equiparare il reato, in tutti i casi, a quello di violenza a pubblico ufficiale, rendendolo sempre perseguibile d’ufficio e non su querela di parte. Infine, una comunicazione efficace verso la popolazione, tramite spot della Pubblicità Progresso, per far comprendere che “chi aggredisce un medico aggredisce se stesso”.

La maggior parte delle aggressioni, dicono i dati, è scatenata da una prestazione negata, a cui il paziente pretende di avere diritto, ma che, per legge o anche per mancanza di risorse, non gli può essere erogata. Inoltre il blocco del turnover, la carenza di personale, gli orari massacranti, la carenza di fondi da destinare alla messa in sicurezza delle sedi sono tutti fattori che mettono a rischio la sicurezza dei professionisti della sanità.

«Il vero cambio di passo che serve alla professione e che ci porterà verso gli Stati generali del prossimo anno – sostiene il presidente della Fnomceo, Filippo Anelli - è proprio questa compattezza della professione, questa sinergia virtuosa di competenze e peculiarità, questa capacità di guardare tutti insieme, superando dualismi e visioni di parte, nella stessa direzione: quella che porta a riconquistare un ruolo sociale forte per il medico, un ruolo anche gestionale, che ci permetta di determinare e perseguire obiettivi di salute».

Il prossimo passo, che coinvolgerà anche le associazioni di cittadini, è la predisposizione di un questionario con obiettivo la prevenzione delle aggressioni, il monitoraggio su scala nazionale di rischi, eventi sentinella, margini di intervento, e la loro gestione secondo le linee guida del risk management.