Medicina di genere: formare i medici a una “cardiologia al femminile”

Il progetto

Medicina di genere: formare i medici a una “cardiologia al femminile”

di redazione

Nei Paesi occidentali le malattie cardiovascolari sono la prima causa di morte per le donne. La ricerca ha evidenziato importanti differenze di genere nella prevenzione, diagnosi e cura di queste malattie, dovute non solo a fattori biologici ma anche sociali e culturali, che si sono acuiti durante la pandemia di Covid-19. In occasione della Giornata internazionale delle donne, Daiichi Sankyo Italia e Fondazione Onda (Osservatorio nazionale sulla salute della donna e di genere) supportano l’iniziativa “Cardiologia al femminile”, due corsi di formazione on line tenuti da cardiologhe italiane per sensibilizzare i medici sulle tipicità di genere in ambito cardiovascolare.

I webinar (8 e 24 marzo) hanno l’obiettivo di offrire un approfondimento sul tema, con un focus sulla fase post-menopausale, sull’incidenza dell’ictus tromboembolico nella donna e la differenza nella risposta alle terapie anche in relazione all’infezione da Covid-19.

Differenze di genere nell’infezione da Covid-19. «Fin dalle prime fasi dell’epidemia sono emerse differenze di genere nell’infezione da nuovo Coronavirus SARS-CoV-2» sottolinea Nicoletta Orthmann, coordinatore medico-scientifico di Fondazione Onda. «Sebbene i dati sulla “sindrome Long COVID” siano ancora esigui – aggiunge - essi già evidenziano che le donne avrebbero il doppio delle probabilità di sviluppare tale complicanza».

Differenze di genere nelle malattie cardiovascolari. L’eccesso di rischio prodotto dal fumo, per esempio, nelle donne è da due a quattro volte maggiore rispetto agli uomini ed è stato dimostrato che la forte associazione tra ipertensione arteriosa, mortalità precoce e insorgenza di coronaropatia è maggiore che nel sesso maschile e non esiste un valore soglia al di sotto del quale il rischio scompare. Tra le persone di età compresa tra 35 e 84 anni, gli uomini hanno circa il doppio dell'incidenza totale di morbilità e mortalità rispetto alle donne, ma il vantaggio relativo di salute nel caso di queste ultime è attenuato da un tasso di mortalità da attacchi coronarici che supera quello maschile (32% contro 27%).

L’ictus nelle donne. È la terza causa di morte nel sesso femminile (nell’uomo è la quinta) e una donna su cinque va incontro nel corso della vita a un ictus, tanto che si prevede che nel 2050 la mortalità per ictus sarà il 30% più alta nel sesso femminile a causa della maggiore longevità. L’incidenza dell’ictus è superiore nelle donne fino ai 30-34 anni (+26%), minore nella fascia di età intermedia (55-64 anni: -60%) per poi presentare un progressivo incremento dopo la menopausa e arrivare a essere significativamente più alta dopo i 75 anni (75 anni: +50%).

Differenze di genere nell’anticoagulazione. La fibrillazione atriale è il maggior fattore di rischio modificabile di ictus, di malattia cardiovascolare e di mortalità. Il rischio di stroke nella fibrillazione è tuttavia eterogeneo tra uomo e donna; diversi studi hanno infatti dimostrato che le donne presentano rispetto agli uomini un rischio di ictus incrementato e un rischio di sanguinamento particolarmente elevato, anche durante il trattamento con antagonisti della vitamina K. L’utilizzo dei nuovi farmaci anticoagulanti orali, che rispetto agli antagonisti della vitamina K sono associati a una ridotta incidenza di emorragie intracraniche, si è dimostrato particolarmente sicuro e di beneficio nel sesso femminili.