Le nuove strade per rendere i tumori del sangue sempre più curabili

La campagna

Le nuove strade per rendere i tumori del sangue sempre più curabili

di redazione

“Stiamo percorrendo nuove strade”. È tutto nel claim il senso della nuova campagna lanciata da Janssen Oncology, con il patrocinio dell’Associazione italiana contro leucemie linfomi e mieloma, in occasione del mese dedicato ai tumori del sangue. 

Le nuove strade sono quelle che l’onco-ematologia sta compiendo nel campo della ricerca e del trattamento dei pazienti, ma sono anche quelle che l’emergenza Covid-19 ci sta imponendo. Strade inedite, ma su cui tutti insieme ci siamo incamminati. 

Una storia di traguardi

I tumori del sangue sono forse uno degli ambiti della Medicina in cui più si possono toccare le ricadute della ricerca. «Una l’ho vissuta sulla mia pelle», ricorda il presidente Ail Sergio Amadori. «Si tratta di una forma di leucemia mieloide acuta, la leucemia acuta promielocitica. Era detta fulminante, perché dopo la diagnosi, comparivano complicanze emorragiche gravissime che portavano a morta i pazienti in due-tre settimane. Le possibilità di farcela non raggiungevano il 20 per cento. Grazie alla ricerca - in tal caso un ruolo di primo piano spettò a quella italiana - oggi il 95 dei pazienti con leucemia acuta promielocitica guarisce». 

D’altronde, basterebbe la tassonomia delle leucemie per capire quanta strada sia stata percorsa. «Cinquant’anni fa - ricorda il presidente e amministratore delegato Janssen Massimo Scaccabarozzi - si parlava semplicemente di tumori del sangue. Poi abbiamo scoperto che c’erano due tipi di tumori del sangue: leucemie e linfomi. Poi si è cominciato a distinguere tra le leucemie acute e croniche; tra linfomi aggressivi e non. Così, un passo alla volta, oggi conosciamo 40 tipi di leucemia e 50 tipi di linfoma»

Da qui sono partiti i progressi che hanno cambiato la storia dei tumori del sangue. 

«I tumori ematologici costituiscono il 7-8 per cento delle neoplasie (circa 30 mila nuovi casi l’anno in Italia», spiega il presidente della Società italiana di ematologia Paolo Corradini. «Oggi, complessivamente tra il 60 e il 70 per cento dei pazienti guarisce o ha una sopravvivenza molto lunga. Un risultato della ricerca, che negli ultimi anni ha prodotto ulteriori progressi, in particolare nel campo dell’immunoterapia. In questo ambito - aggiunge l’ematologo - le CAR-T rappresentano la frontiera più avanzata, ma importantissimi sono anche gli anticorpi bispecifici, farmaci che riattivano il sistema immunitario per renderlo più efficiente nel distruggere malattia. A questi si somma poi la terapia genica che ci fa veramente entrare in una nuova fase». 

Questi progressi, dice ancora Corradini, si toccano veramente con mano: «Vedi pazienti che solo pochii anni fa avresti dovuto avviare verso le cure palliative e che oggi invece puoi curare». O a cui comunque è possibile garantire una lunga aspettativa di vita. 

«Oggi parliamo addirittura di qualità di vita», sottolinea Amadori. «Un qualcosa che era impensabile pochi anni fa. Sia perché solo una piccola fetta di pazienti sopravviveva, sia perché chi riusciva a vincere il tumore pagava un caro prezzo per trattamenti molto più aggressivi di quelli odierni. Chi veniva fuori dalla chemioterapia era a tutti gli effetti un “guarito invalido” con una lunga sequela di problemi di salute (respiratori, cardiovascolari)».

Nonostante Covid

È in questo scenario che si è inserita la pandemia che ha sconvolto le nostre vite. E ancor più quella dei malati di cancro. 

«Ail, come altre associazioni, si è data da fare», ha raccontato Amadori. «In un momento in cui una nazione è entrata in fibrillazione, i pazienti andavano a finire in terapia intensiva e morivano, il volontariato sanitario ha rappresentato un collante sociale per mantenere coeso il paese. I volontari Ail, senza paura, si sono esposti ai contagi, accompagnando i pazienti in ospedale o portando i farmaci a casa. Questa attività ha permesso a molti pazienti di non interrompere le terapie in corso»

Anche le società scientifiche hanno dato il loro contributo: «Gli ematologi, facendo alleanza con Aiom e i cardiologi hanno inviato documenti al ministero in cui abbiamo proposto soluzioni per rispondere alla crisi sanitaria. Indicazioni che il ministero ha recepito». 

Non da meno sono state le aziende. «Come Janssen - dice Scaccabarozzi - innanzitutto non abbiamo interrotto le attività di produzione e ricerca. Un traguardo non scontato e che ha permesso ai pazienti di continuare ad avere a disposizione i loro farmaci e ai malati che erano arruolati nelle sperimentazioni cliniche di non rinunciare alla continuità terapeutica». 

«Ma abbiamo anche proposto soluzioni innovative: nelle Regioni che hanno accettato la collaborazione, abbiamo proposto un servizio di home delivery(Janssen a casa Tua), che, nel rispetto del ruolo del medico e del farmacista, consegnasse i medicinali alle persone che non potevano andare in ospedale. Abbiamo inoltre promosso attività di digitalizzazione, fornendo strumenti per i medici e i pazienti». 

In questo contesto si inserisce il portale portale www.lmcome.it, che fornisce a pazienti e caregiver informazioni, servizi e una linea diretta con esperti e centri accreditati per la cura dei tumori ematologici.

La campagna

«Da queste premesse e dalla volontà di far conoscere sempre più queste patologie è nata la scelta di co-creare, insieme a un partner autorevole come AIL, questa campagna che marca il mese dei tumori ematologici in Italia», dice ancora Scaccabarozzi.

L’intento della campagna è diffondere la conoscenza su questi temi ed è per questo che verrà chiesto al pubblico di condividere il messaggio nella maniera più social e diffusa possibile: utilizzando un filtro Instagram creato appositamente per la campagna, con il quale creare contenuti (foto, video) da postare con #percorriamonuovestrade. Il filtro sarà disponibile sulla pagina Instagram @lmcome.

La campagna partirà a fine di settembre e durerà sino a fine ottobre. 

«Nel mese dei tumori ematologici mi sento di dire che sono stati fatti passi da gigante rispetto alle malattie ematologiche. Anni e anni di ricerca hanno portato a risultati stupefacenti e ora ci sono malattie ematologiche che cronicizzano, ed è un buon segno, perché significa che la vita dei pazienti si è allungata rispetto agli anni passati», dice Paola Boldrini, Vicepresidente Commissione Igiene e sanità, Senato della Repubblica. «Ma per fortuna la ricerca non si ferma e potrà portare a raggiungere ulteriori traguardi proprio perché si stanno percorrendo “nuove strade” con terapie innovative».