Pochi accessi venosi centrali in Italia. Verso la stesura di linee guida dedicate

Clinica

Pochi accessi venosi centrali in Italia. Verso la stesura di linee guida dedicate

redazione

In Italia «si registra un ricorso agli accessi venosi centrali minore rispetto a quanto sarebbe auspicabile per il bene dei pazienti e del sistema sanitario», con la conseguenza di un più rapido impoverimento del patrimonio venoso periferico. 

È una delle conclusioni a cui è giunto un gruppo interdisciplinare di esperti italiani nel corso dei lavori preliminari alla stesura delle linee guida dedicate all’argomento durante i quali è stato analizzato il contesto italiano e le linee guida internazionali.

I lavori del team, coordinati da Roberto Verna, membro dell'Osservatorio Sanità e Salute e professore presso il Dipartimento di Medicina Sperimentale dell'Università La Sapienza di Roma, sono stati presentati nei giorni scorsi a Roma in un convegno promosso dall'Osservatorio Sanità e Salute.

La quasi totalità dei pazienti ospedalizzati riceve una qualche forma di accesso vascolare, e i dispositivi che vengono utilizzati per infondere soluzioni, farmaci o prelevare campioni ematici, comprendono i cateteri venosi periferici, i cateteri venosi centrali e i cateteri arteriosi. Per la maggior parte vengono impiantati cateteri venosi periferici: solo di questi ultimi, si stima che ogni anno in Italia ne vengano utilizzati circa 33 milioni.

Se mal effettuate, infatti, anche semplici procedure per inserire un catetere venoso, possono provocare flebiti, trombosi, infezioni, aritmie, embolie, lesioni nervosa.

Da qui la necessità di individuare le attuali lacune e proporre le best practice per ottimizzare e ridurre al minimo i rischi di un intervento così diffuso.

Tra i punti emersi dal lavoro di revisione della letteratura scientifica, il tema ha raccomandato la costituzione di un "Access Team", composto da medici e infermieri specializzati, dedicato al posizionamento e alla gestione degli accessi vascolari e incaricato anche della raccolta dei dati, della standardizzazione di pratiche basate sull'evidenza, della valutazione dei nuovi prodotti in uso e delle attività formative del personale sanitario.

«Evidenze dimostrano come la presenza di un Access team permetta di raggiungere un elevato tasso di successo nel posizionamento dell'accesso venoso e un minore tasso di complicanze, come infezioni sistemiche catetere-correlate, occlusioni, rimozioni accidentali o flebiti, con riduzione dei costi sanitari. In generale migliora l'organizzazione della struttura in termini di sicurezza, garantendo elevati standard di qualità per il paziente», ha detto Roberto Verna. «Tuttavia nel panorama italiano troviamo realtà molto diverse. Ci sono centri che effettuano un numero ridotto di impianti senza la presenza di un team vascolare dedicato; centri che effettuano comunque un numero elevato di impianti, pur non avendo un team dedicato; e infine centri all'avanguardia che effettuano un elevato numero di impianti e presentano un team multidisciplinare dedicato».

«L'Osservatorio Sanità e Salute in ottemperanza alle nuove disposizioni emanate dalla legge Gelli sulla responsabilità professionale del personale sanitario, ha voluto analizzare le Linee Guida Internazionali per evidenziare l'appropriatezza dell'uso di dispositivi medici nell'ambito specifico dell'accesso vascolare», ha affermato il senatore Cesare Cursi, presidente dell’Osservatorio. «Tale attività è stata sviluppata da primarie eccellenze del settore medico vascolare, e l'incontro di oggi è occasione per presentare il lavoro svolto  alla comunità scientifica, istituzionale e politica, affinché possa essere considerato un valido ausilio per la stesura di linee guida italiane che saranno definitivamente adottate dal ministero della Salute».