Il Portogallo dice no all’eutanasia (per ora)

Il voto

Il Portogallo dice no all’eutanasia (per ora)

La legge presentata dai socialisti ha ottenuto 110 voti a favore, 115 contrari e 4 astenuti
redazione

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Il Paese si è ritrovato a un passo dall’approvazione della legalizzazione della dolce morte e del suicidio assistito. La proposta è stata bocciata per pochi voti, ma i tempi sembrano maturi per una regolamentazione del fine vita

Che il Parlamento di un Paese prevalentemente cattolico rifiuti di approvare la legalizzazione dell’eutanasia non è una notizia inaspettata. Sorprende però constatare che la bocciatura della proposta di depenalizzazione del suicidio assistito e della dolce morte sia stata ottenuta con una maggioranza scarsa di voti. 

È accaduto in Portogallo, quando lo scorso 29 maggio il disegno di legge presentato dai socialisti ha ottenuto 110 voti favorevoli, 115 contrari e 4 astenuti. La votazione è stata accompagnata dai cori delle associazioni cattoliche che manifestavano fuori dal Parlamento al suono di “Sì alla vita, no all’eutanasia”.  Il tema del “fine vita” è all’attenzione della legislatura portoghese già da anni e la recente votazione dimostra che i tempi stanno maturando in fretta lasciando intravedere all’orizzonte la possibilità della legalizzazione dell’eutanasia. Non è accaduto oggi, ma potrebbe accadere domani. 

L’attuale proposta appena respinta prende il via da una petizione popolare del 2016  firmata da 8mila persone  ispirata ai principi della libertà di scelta del paziente e del diritto a una morte dignitosa. 

Il disegno di legge socialista, ostacolato anche dai comunisti, oltre che dai conservatori,  prevedeva infatti la legalizzazione della morte medicalmente assistita in presenza di una richiesta consapevole da parte di pazienti terminali, affetti da una malattia grave e incurabile, o da lesioni invalidanti senza alcuna possibilità di miglioramento. 

Leggi del genere esistono in pochi Paesi del mondo. L’eutanasia, che prevede la somministrazione di un farmaco letale da parte del medico al paziente che desidera morire, è permessa in Belgio, Paesi Bassi, Colombia e Lussemburgo. Il suicidio assistito, che consiste nel fornire al paziente o ai famigliari i farmaci necessari per indurre la morte, è legale in Svizzera, Germania, Giappone e Canada. 

Ritrovarsi a un passo dall’approvazione di una legge così avanzata sul fine vita non è un fatto scontato per un Paese come il Portogallo  rimasto per buona parte del XX secolo soffocato da un regime autoritario ultra conservatore. 

È il sintomo di una voglia di cambiamento che ha già portato all’approvazione dell’aborto nel 2007 e alla legalizzazione dei matrimoni gay nel 2010. 

Certamente il dibattito sull’eutanasia non finirà con il voto dei giorni scorsi. 

«Il tema dell’eutanasia - ha dichiarato alla Reuters Catarina Martins, leader del Blocco di Sinistra - è ora al centro dell’agenda politica ed è discusso nei suoi dettagli nella società. Non è un più un problema che ogni famiglia con un parente che soffre debba affrontare da sola. Ora è diventato un problema che tutti noi siamo chiamati a risolvere. Lo Stato non può continuare a chiudere gli occhi alla sofferenza».