Se la povertà si misura dal numero dei denti

Se la povertà si misura dal numero dei denti

redazione

Rilanciare il ruolo prioritario dell’Odontoiatria all’interno della Medicina generale e, nel sistema sanitario italiano, arricchire l’offerta pubblica anche attraverso misure politiche più decise ed efficaci come la lotta all’abusivismo, la creazione di Fondi sanitari integrativi e sgravi fiscali per pazienti che effettuano cure odontoiatriche.

È questa la proposta dei docenti universitari di Odontostomatologia, riuniti dal 12 al 14 aprile a Roma per il Congresso nazionale del Cduo.

Gli over 70 meno abbienti hanno fino a otto denti in meno rispetto a quelli ricchi: il dato (che risale a uno studio di qualche anno fa) testimonia come la salute della bocca sia ormai un indice di povertà. E d'altra parte anche il nostro Istituto di statistica (Istat) ha inserito al primo posto, nel paniere dei fabbisogni, il dentista.

Le patologie orali colpiscono nel mondo quasi 4 miliardi di persone, di cui circa la metà affette da carie non trattate o parodontiti. Studi su larga scala confermano che i ceppi patogeni responsabili dell’infiammazione locale del cavo orale sono oggi considerati in modo importante anche nelle malattie sistemiche come le patologie cardiovascolari, l’ictus, il diabete, le polmoniti, ma anche forme tumorali, malattie autoimmuni come artrite reumatoide, fino all’insorgere negli anziani della sindrome di Alzheimer. Alcuni studi puntano l’attenzione sull’incidenza di tumori del cavo orale, in particolare il carcinoma a cellule squamose dove la parodontite cronica gioca un ruolo decisivo, fra giovani e donne.

«Tenere in equilibrio e in salute le oltre 600 colonie batteriche, o microbioma orale complessivo, che popolano la nostra cavità orale e i suoi habitat a loro volta articolati in tanti microbiota che ne caratterizzano la comunità batterica presente in un tessuto, rappresenta uno dei compiti principali oggi affidati all’Odontostomatologia - spiega Antonella Polimeni, direttore del Dipartimento testa-collo del Policlinico Umberto I della Sapienza Università di Roma e presidente del Congresso del Collegio dei docenti universitari di discipline odontostomatologiche - specie con l’incedere dell’età e dell’invecchiamento che rende l’individuo fragile. L’equilibrio del microbioma è dunque legato a doppio filo con quello del sistema immunitario: si tratta di un’autentica sentinella diagnostica»

«La salute orale non può mai essere messa in disparte dalla salute generale – sostiene Enrico F. Gherlone, presidente del Cduo - poiché queste sono in una relazione bidirezionale. Eppure, l’Italia è al terzultimo posto per le cure odontoiatriche e l’assistenza odontoiatrica pubblica fa fatica a decollare, soprattutto per mancanza d’investimenti e scarsità di risorse, a fronte di un sistema quasi totalmente in mano alle cliniche private».

In effetti, nonostante in Italia ci siano 61.140 dentisti iscritti all’Albo e circa 40 mila studi professionali e associati, solo 3.500 dentisti lavorano nel Servizio sanitario nazionale a fronte di 3 milioni di italiani che ogni anno si rivolgono a strutture pubbliche. L’approccio dei pazienti, quindi, è molto diverso rispetto agli altri tipi di cura, poiché costretti ad accedere quasi esclusivamente al privato, con ovvie barriere economiche per i meno abbienti.