Radioterapia: appropriatezza ed essenzialità per una migliore qualità di vita

Le raccomandazioni

Radioterapia: appropriatezza ed essenzialità per una migliore qualità di vita

di redazione

«Poche regole, ma molto chiare, su quello che si deve fare ma soprattutto non si deve fare in radioterapia oncologica, perché le radiazioni ionizzanti devono essere utilizzate in modo corretto e sfruttando adeguatamente la tecnologia a disposizione». 

Così Vittorio Donato, presidente dell’Associazione Italiana di Radioterapia e Oncologia clinica (AIRO)  e direttore della Divisione Radioterapia dell’Azienda Ospedaliera San Camillo Forlanini di Roma introduce le nuove raccomandazioni sulle pratiche a rischio di inappropriatezza di cui medici e pazienti dovrebbero parlare. 

Le raccomandazioni si inseriscono nel percorso avviato da Slow Medicine con il progetto Choosing Wisely Italy, che, con il motto “Fare di più non vuol dire fare meglio”, ha l’obiettivo di favorire il dialogo dei medici e degli altri professionisti della salute con i pazienti e i cittadini su esami diagnostici, trattamenti e procedure a rischio di inappropriatezza in Italia. 

«La radioterapia è un’importante opzione terapeutica che viene usata in un percorso diagnostico-terapeutico multidisciplinare mirato, ove possibile con un minor numero di applicazioni, ridotti accessi all’ospedale e conseguente  migliore qualità di vita», ha aggiunto Donato. «L’aggiornamento delle raccomandazioni su invito di Slow Medicine va nella direzione che AIRO ha intrapreso ormai da diversi anni, per assicurare ai pazienti trattamenti in sicurezza, nel minor tempo possibile e con una forte integrazione ospedale-territorio, come l’esperienza Covid-19 ci ha insegnato».

«Il grande sviluppo tecnologico degli ultimi anni in radioterapia oncologica ha sicuramente guidato l’aggiornamento delle raccomandazioni sulle pratiche a rischio d’inappropriatezza da parte di AIRO tanto che il punto sul quale si è intervenuti maggiormente, rispetto alle precedenti raccomandazioni, è quello relativo all’ipofrazionamento, ovvero la concentrazione dell’erogazione di radiazioni in un numero inferiore di sedute», ha chiosato Francesco Lucà, presidente Fondazione Area Radiologica, membro del direttivo AIRO, che ha presieduto la Commissione tecnica a supporto. 

Le raccomandazioni aggiornate saranno pubblicate sul sito web www.radioterapiaitalia.it e trasmesse agli associati AIRO. 

Una loro sintesi è stata anticipata dalla società scientifica. Ecco i le principali raccomandazioni: 

- non definire un programma terapeutico che comprenda la radioterapia senza che l’oncologo radioterapista sia coinvolto fin dall’inizio (e cioè subito dopo la diagnosi della malattia) nella definizione del programma stesso; 

- non raccomandare l’impiego di tecniche o apparecchiature radioterapiche “speciali” senza un parere motivato dell’oncologo radioterapista; 

- non trascurare di privilegiare, dove esistono le evidenze scientifiche, schemi di trattamento radioterapico ipofrazionato; 

- non utilizzare, per quanto possibile, trattamenti radioterapici prolungati a fini sintomatici palliativi ed in persone malate con aspettativa di vita ridotta; 

- limitare gli esami strumentali nelle forme di neoplasia prostatica e di neoplasia mammaria in fase iniziale a basso rischio di metastasi e limitare l’utilizzo dei marcatori tumorali nelle forme iniziali di neoplasia mammaria.